Caos Rai, Fratelli d’Italia chiede le dimissioni del dg Campo Dall’Orto

«Le dimissioni di Verdelli da direttore delle all news della Rai non sono sufficienti. Apprezzabile il gesto, ma il renzismo totalizzante che ha mortificato il servizio pubblico radio televisivo in questi anni, e articolarmente negli ultimi sei mesi, ha nel direttore generale Antonio Campo Dall’Orto un concentrato di responsabilità e il silenzio nel quale si è trincerato è da cortina sovietica». È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli, componente della commissione di Vigilanza della Rai.

Rampelli: “La Rai ostaggio del giglio magico di Renzi”

«Non può funzionare che a pagare sia soltanto chi gerarchicamente ricopre un ruolo subalterno a chi ha deciso tutto, archiviando la stagione della lottizzazione per monopolizzare in favore suo e del governo ogni posizione. Dall’Orto, buon professionista che ha accettato di essere il braccio armato del “giglio magico” in Rai, tragga ora le conclusioni dei suoi errori e si dimetta’», conclude.

Anche la Lega chiede le dimissioni del dg Rai

Una posizione condivisa dalla Lega. «Le dimissioni di Verdelli – scrive il senatore del Carroccio, Jonny Crosio – sono un fallimento annunciato. Le critiche per la mancata presentazione del piano industriale nei tempi previsti, le divisioni e la mancanza di dialogo tra Verdelli e le redazioni dimostrano solo che la Rai è al capolinea ed è precipitata al punto più basso della sua storia».

“Renzi ha portato la Rai allo sfascio”

«La Lega – aggiunge il senatore Crosio – chiede che il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto segua l’esempio di Verdelli e si dimetta perché lo riteniamo complice di questo fallimento, tutto figlio di una riforma realizzata in fretta e male dall’arroganza di Matteo Renzi, un uomo che voleva modernizzare la Rai invece l’ha portata allo sfascio». «Chiediamo inoltre che i vertici della Rai vengano immediatamente convocati settimana prossima in commissione vigilanza rai per spiegare questo enorme pasticcio ai cittadini e dire loro di che morte vogliono far morire la televisione pubblica del nostro Paese».