Cambio della guardia all’Onu. Trump: «È solo un club di chiacchieroni…»

Dopo nove anni da segretario generale delle Nazioni Unite, il coreano Ban Ki-moon ha lasciato l’incarico al suo successore, il portoghese Antonio Guterres. «Decidiamo di mettere la pace davanti a tutto», sono state le prime parole del nuovo segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che si è insediato il 1° gennaio. «Come possiamo aiutare milioni di persone intrappolate in conflitti e guerre di cui non si vede la fine?», si è chiesto il 67enne ex premier socialista portoghese. «Le civiltà sono colpite da una forza mortale. Donne, bambini e uomini morti e feriti, espulsi dai loro luoghi. Nessuno vince con queste guerre, tutti perdono. Facciamo in modo che il 2017 sia un anno in cui tutti, cittadini, governi, leader, si sforzino per superare le nostre differenze. La pace deve essere la nostra meta e la nostra guida. Tutto quello per cui ci sforziamo come famiglia umana, dignità e speranza, progresso e prosperità, dipende dalla pace, ma la pace dipende da noi», ha aggiunto. Il 31 dicembre scorso, invece, Ban Ki-moon aveva anche scherzato: «Mi sento come Cenerentola», aveva infatti detto con una battuta il segretario generale uscente. salutando il personale del Palazzo di Vetro: «A mezzanotte tutto cambierà», ha detto Ban rivolgendo allo staff dell’Onu il suo grazie. «Alla vigilia del nuovo anno sarò a Times Square per premere il pulsante che sgancerà la palla di luci. Milioni di persone guarderanno il momento in cui perderò il lavoro», aveva aggiunto in tono scherzoso. Ma i suoi anni all’Onu non sono stati certo anni né scherzosi né facili. Si sono conclusi con la crisi siriana, conflitto nel quale le Nazioni Unite non hanno fatto certo una grande figura, dando l’impressione più di parteggiare per una parte anziché quella super partes che dovrebbe caratterizzare un’organizzazione sovranazionale. Anche negli altri conflitti non è che l’Onu abbia brillato per efficienza, ma sarebbe sbagliato dare la croce addosso a Ban Ki-moon, è la macchina Onu che dovrebbe essere riformata e rifondata sin dall’inizio. Per questo verosimilmente anche con l’avvento del portoghese Guterres la situazione non dovrebbe cambiare: nato a Lisbona nel 1949, perima diapprodare al partito socialista, Guterres aveva militato nelle organizzazioni cattoliche lusitane. Nel 1995 diventa premier e si impegna per la vittoria del referendum anti-abortista del 1998. Successivamente l’Onu lo chiama alla testa dell’Unhcr, l’organismo Onu per i rifugiati, dove rimane dal 2005 al 2015. È stato anche presidente dell’Internazionale socialista e presidente di turno del Consiglio europeo nel 2000. Con lui, insomma, non dovrebbe cambiare molto, mentre invece l’Onu dovrebbe cambiare profondamente.

Onu, Trump promette che la musica cambierà

Le ultime critiche al gigante internazionale sono di pochi giorni fa, e provengono proprio da colui che dell’Onu dovrebbe essere la maggiore stampella, ossia il capo della Casa Bianca. Ma il presidente eletto Donald Trump pensa che anche il Palazzo di Vetro debba cambiare: «L’Onu non si sta mostrando all’altezza del suo potenziale. Se gli organismi internazionali lo sono, questo è ottimo; se non lo sono sono uno spreco di tempo e soldi», ha affermato infatti nei giorni scorsi il presidente eletto. In precedenza Trump era stato ancora più duro, definendo le Nazioni Unite, dopo l’astensione Usa in Consiglio di Sicurezza, «un club di chiacchiere dove la gente si diverte». Aggiungendo in un tweet che «l’Onu ha grande potenziale, ma per ora è solo un club dove la gente si ritrova, chiacchiera e si diverte. Triste!». Ma Trump. come è noto, non è il solo, né il primo, a criticare le Nazioni Unite. Ai Paesi in via di sviluppo non piacciono gli arcaici meccanismi che privilegiano poche le nazioni che contavano quando l’organizzazione fu fondata 71 anni fa; ai conservatori, soprattutto americani, l’organizzazione mondiale appare una fonte inesauribile di sprechi. E pensare che negli otto anni dell’amministrazione Obama si era creata una inconsueta luna di miele tra Washington e Nazioni Unite. Ma ora Trump sull’Onu la pensa come la pensano la maggior parte delle persone: come far fronte all’elezione di Donald Trump è forse il dossier più complesso che Ban Ki-moon lascia al suo successore Antonio Guterres. Cambiamento climatico, Siria, dramma di rifugiati e clandestini, terrorismo sono certamente più complicati dopo il radicale cambio della guardia a Washington. Né va dimenticato che gli Stati Uniti sono il maggiore contributore al bilancio del Palazzo di Vetro. «Dopo il 20 gennaio si cambierà musica», ha infatti promesso Trump: particolarmente a rischio sono adesso i fondi volontari ad alcune agenzie Onu come l’Unrwa, che si prende cura dei profughi palestinesi, o l’Unpfa.