Brexit, la Corte suprema gela la May: l’uscita dalla Ue la vota il Parlamento

Brexit, tutto da rifare: il voto popolare che a giugno scorso ha sancito la fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Ue, non può avere effetti pratici senza il voto del Parlamento. È questo il verdetto con cui, a maggioranza (8 a 3), la Corte Suprema del Regno Unito ha respinto l’appello del governo britannico riguardo al diritto di attivare l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona senza consultare le Camere. Secondo il presidente della Corte lord Neuberger, che si è attenuto a motivazione esclusivamente giuridiche, l’uscita dalla Ue «comporterebbe un cambiamento fondamentale nel Regno Unito, recidendo la fonte del diritto Ue, incidendo così sui diritti dei cittadini britannici». La Corte ha anche stabilito che il governo non deve invece consultare preventivamente le amministrazioni delle regioni autonome che compongono il Regno Unito: Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

Downing Street: «Non cambia nulla, via dalla Ue entro marzo»

A Downing Street si ostenta tranquillità. Il governo conservatore guidato da Therese May ha espresso rispetto per la decisione della Corte ma conferma, attraverso un portavoce, che l’attivazione dell’Articolo 50 del Trattato di Lisbona avverrà «entro al fine di marzo». «È importante ricordare – ha aggiunto il portavoce – che il Parlamento ha approvato il referendum con un margine di sei a uno ed ha già indicato il suo sostegno al processo di uscita secondo le scadenze che abbiamo stabilito». I passaggi parlamentari che porteranno a convalidare il voto dei britannici sulla Brexit saranno stabiliti a breve.

Neppure i laburisti non si opporrano alla Brexit

Sulla sponda opposta, i laburisti all’opposizione neppure pensano a utilizzare il voto parlamentare per tentare di ribaltare l’esito del referendum di giugno. Il loro portavoce Jeremy Corbyn si è infatti limitarto ad annunciare la presentazione di un emendamento alla legge che verrà votata per attivare l’Articolo 50 «per impedire ai conservatori di utilizzare la Brexit per trasformare la Gran Bretagna in un paradiso fiscale al largo delle coste europee».