Bologna, giro di cocaina nel bar di fronte alla Procura. Arrestati i titolari

7 Gen 2017 17:07 - di Paolo Lami

Dire che gliel’hanno sniffata sotto al naso è dire poco. Eppure in quel bar frequentatissimo, durante il giorno, dai magistrati della Procura di Bologna, di notte la cocaina scorreva a fiumi. Cocaina venduta – e anche consumata – direttamente al bancone del bar. O al piano di sotto.

Era ciò che avveniva in un locale nel cuore della “Bologna bene“, il “Sottosopra“, dove era ben radicato un giro di spaccio con la complicità di due titolari. Il locale è in via Garibaldi 7b, proprio di fronte all’entrata della Procura di Bologna e alla Sezione di Polizia giudiziaria dei carabinieri. E di giorno è frequentato, come tutti i bar della zona, da molti avvocati e magistrati, mentre la sera diventava teatro di feste e serate goliardiche.

Nel corso della nottata, la squadra mobile di Bologna ha eseguito quattro ordinanze cautelari, emesse dal gip Letizia Magliaro, con l’accusa di spaccio di droga. Destinatari i due titolari del “Sottosopra“, Vincenzo Atlante di 35 anni e Matteo Palladino di 34 anni, nei confronti dei quali il gip ha disposto gli arresti domiciliari.

Le altre due ordinanze hanno colpito due cittadini marocchini El Falss Hassan, di 36 anni, e Kerikar Amine, di 34 anni, ma per loro, già fermati in precedenza per uno scambio di droga, è stata disposta la custodia in carcere e il divieto di dimora.

Le indagini della sezione antidroga della squadra mobile, coordinate dai pm Marco Forte e Roberto Ceroni, hanno avuto inizio nel giugno scorso e hanno consentito di verificare come El Falss fornisse la cocaina mentre Kerikar si occupava di consegnarla a seconda delle richieste che arrivavano dagli acquirenti italiani.

Nel corso dell’indagine, sono state numerose le occasioni in cui è stato possibile documentare le cessioni e le consegne della droga e il fatto che il locale fosse diventato un luogo in cui si distribuiva e si consumava cocaina a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche durante gli orari di normale apertura, mentre erano presenti gli altri avventori.

Bastava essere conosciuti, avvicinarsi alla cassa, ed uno dei proprietari consegnava un pacchetto di sigarette o un altro involucro all’interno del quale c’era il quantitativo di cocaina richiesto. Se il locale era particolarmente affollato, l’acquirente scendeva nei locali sottostanti per poter consumare la droga, ma se all’interno del locale c’erano solo i proprietari, la consumazione della cocaina avveniva anche direttamente sul bancone del bar.

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