Addio Obama, il Presidente che ha indebolito gli USA e l’Occidente

Barack Obama ha fatto di tutto per «unire la casa divisa» ma c’è riuscito solo in parte. A fronte di tante risorse spese sul fronte interno, sulla scena internazionale Obama è stato protagonista del maggiore arretramento strategico americano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Estraneo al legame ideale con l’Europa, ostile politicamente all’idea di un’America impegnata a difendere le libertà altrui, segnato dall’opposizione personale all’intervento in Iraq e contrario a battersi a viso aperto contro il jihadismo autore dell’attacco dell’11 settembre 2001, Obama ha elaborato una proiezione dell’America nel mondo basata su tré principi: guerra segreta al terrorismo, dialogo strategico con i nemici, intese occasionali con gli alleati solo nel proprio interesse nazionale, si legge su “la Stampa“.

Il disastro di Obama in politica estera

La guerra segreta al terrorismo, basata sull’impiego congiunto di intelligence, truppe speciali e droni, ha portato ad eliminare Osama bin Laden e a decimare Al Qaeda, ma si è dimostrata inefficace contro i nuovi gruppi jihadistì come lo Stato Islamico. Combattere in silenzio ha portato Obama a scegliere di non nominare ijihadisti come nemici, arrivando a tacerne l’identità anche quando hanno portato morte e distruzione in America: da Fort Hood a San Bernardino fino a Orlando. L’errore del ritiro totale delle truppe dall’Iraq al termine del 2011 – a cui il Pentagono tentò di opporsi – ha consentito a Isis di formarsi nel deserto dell’Anbar, la scelta di non includere i jihadisti fra i nemici ha declassato il pericolo del Califfo agli occhi degli americani e la debolezza della campagna aerea anti-Isis iniziata nell’estate 2014 ha evidenziato la carenza di volontà nel combattere un avversario sanguinario.

Ritiro USA dall’Iraq fa nascere l’ISIS

Tutto ciò è frutto dell’errore strategico che Obama commette subito, all’inizio del 2009, quando sceglie di dialogare con i fondamentalisti islamici: i Fratelli musulmani in Egitto nel mondo sunnita, l’ayatollah Ali Khamenei nell’Iran sciita. Si tratta dei nemici giurati dell’America e dell’Isiam moderato, ma Obama è convinto di poterli trasformare in partner. In Egitto ciò porta alla caduta di Hosni Mubarak, alleato fedele dell’America per oltre 30 anni, ed alla conseguente crisi con i leader sunniti, dal Golfo al Nordafrica. In Iran determina la sconfitta della rivolta di piazza dell’«0nda verde» nel giugno 2009 e l’accordo del luglio 2015 con Teheran sulla legittimità del suo programma nucleare, considerato una minaccia esistenziale dall’alleato israeliano.