Addio a Gerardo Marotta, l’ultimo dei giacobini napoletani

Personaggio d’altri tempi, Gerardo  Marotta, fondatore e presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, morto ieri all’età di 89 anni nella clinica  Hermitage di Capodimonte. Ardente apologeta del laicismo meridionale, la sua figura era legata a una Napoli e a un Meridione che non esistono più da molto tempo, ancorché sopravvivano nei libri e nelle biblioteche.

C’è un episodio che fotografa al meglio il personaggio Marotta. Risale a oltre vent’anni fa e ha per scenario Palazzo Serra di Cassano, dove ha appunto sede l’Istitudo Studi Filosofici. Vale la pena ricordare che l’edificio è una sorta “santuario” dell’intelligenzia laica e progressista partenopea. Nel 1799, Luigi Serra di Cassano fece chiudere per sempre  l’ingresso principale del palazzo di famiglia in segno di lutto e di protesta per la morte del figlio, Gennaro, decapitato insieme ad altri esponenti dell’effimera Repubblica Partenopea, dopo il ritorno di Ferdinando di Borbone a Napoli sull’onda della vittoria dei sanfedisti guidati dal cardinal Ruffo. Nel 1994, quando Bassolino divenne sindaco di Napoli, il portone del palazzo era quindi chiusi da quasi due secoli. Ebbene,  fu proprio in quell’occasione che Marotta, forse perché non ne poteva più di vedere chiuso l’ingresso principale del palazzo o forse perché voleva effettavemente compiere una manifestazione di giubilo per l’elezione di Bassolino, decise di riaprire lo storico portone. La cerimonia avvenne nel 1999 e fu uno degli eventi simbolicamente più intensi nel corso del bicentenario della Repubblica Partenopea. 

Quell’atto conobbe naturalmente commenti notevolmente contrastanti tra loro. Ma consacrò Marotta come l'”ultimo dei giacobini”.  La nascita dell’istituto di Studi Filosofici, che racchiude un po’ il senso della biografia di Marotta come intellettuale e organizzatore dicultura, avvenne nel 1975, avendo come “sponsor” personaggi al tempo illustri:  dell’allora presidente  dell’Accademia Nazionale dei Lincei,  Enrico Cerulli ad Elena Croce, figlia del grande filosofo. 

Un giacobino, dunque, Gerardo Marotta, ma un giacobino doc. Nulla a che vedere con i moralisti improvvisati, gli indignati di professione, i censori da salotto che imperversano nel paesaggio italiano da almeno un trentennio.