A Davos ne sono convinti: con Trump nuova era per l’economia mondiale

È Donald Trump il grande convitato di pietra  al World Economic Forum di Davos.  Le élites globali si sono ormai rassegnate al fatto che l’elezione di Trump alla presidenza degli  Stati Uniti segna l’inizio di una nuova era per  l’economia mondiale, che potrebbe significare la fine della globalizzazione come l’abbiamo finora conosciuta. Non si tratta di un vago timore, di una generica previsione o di un ineffabile presentimento, ma  delle conclusioni  di una seria e approfondita ricerca realizzata per il centro studi di Crédit Suisse che si intitola Getting over globalization. 

La presidenza Trump, si legge nel rapporto,  “potrebbe aprire la strada per la transizione verso un ordine mondiale multipolare”. A prevederlo è  Michael O’Sullivan, co-autore dello studio. Ai centri di potere economico consolidato, come gli Stati Uniti, l’Europa e la Cina potrebbe affiancarsi altri “poli” emergenti come India, Brasile e Sudafrica.

In questo nuovo ordine mondiale, prevede lo studio, perderebbero invece peso istituzioni internazionali come la Banca Mondiale o  l’Organizzazione mondiale del commercio. Inoltre, la democrazia e lo stato di diritto non sarebbero più valori universali assoluti, ma  verrebbero di volta in volta sostituiti da varie versioni regionali, con un aumento delle democrazie con tendenze autocratiche. Insomma, mai più guerre per “esportare” la democrazia. Ma sano realismo politico, formidabile  antidoto contro il totalitarismo “soft” che ha dominato in questi anni di globalizzazione ruggente .