70 anni fa moriva Al Capone: diventò il simbolo del gangsterismo americano

Settant’anni fa moriva a Miami il famoso gangster italo-americano Al Capone. Si chiamava Alphonse Gabriel Capone, soprannominato Scarface e il padre era di Castellammare di Stabia, la madre di Angri. Lui era nato a Brooklyn nel 1899, ultimo di nove figli. Lasciò la scuola a 11 anni e crebbe in un contesto sociale difficile ed entrò prestissimo in contatto con le micro-gang del quartiere insieme con i suoi fratelli. Conobbe Lucky Luciano e Johnny Torrio, boss mafiosi newyorchesi che lo inserirono nell’ambiente della mafia italo-americana. Si sposò giovanissimo e fece il barista e il buttafuori. Fu in questo periodo che si guadagnò il soprannome di Scarface, dopo che un certo Frank Galluccio lo colpì con un rasoio per questioni d’onore. A soli vent’anni fu inviato da Torrio a Chicago per gestire il sindacato del crimine di cui aveva preso il controllo assassinando un capo rivale. Dopo aver radicato una fitta rete criminale, Capone e i suoi si trovarono in contrasto col sindaco della città, che aveva deciso di usare il pugno di ferro contro la criminalità: ci furono autentici episodi di guerriglia urbana, i gangster di Capone intimidirono con violenze di ogni tipo gli avversari politici del referente di Capone, che alla fine vinse le elezioni. Capone in questi anni commise personalmente numerosi reati e anche omicidi. A questo punto, oltre agli altri business, negli Stati Uniti la mafia mise la mano sul traffico di alcolici, allora proibiti. Fu una guerra lunga e sanguinosa per il controllo del traffico, e anche Al Capone sfuggì ad almeno una dozzina di tentativi di omicidio. Sfuggì anche alla giustizia, perché nessun giudice riuscì mai a incastralo per i reati commessi: i testimoni soffrivano sempre di amnesia quando si trattava di riconoscerlo.

Capone fu dichiarato dall’Fbi nemico pubblico numero 1

Capone cominciava a essere conosciuto in tutti gli Stati Uniti, tanto che il boss siciliano Joseph Masseria riuscì a farlo affiliare a Cosa Nostra, cosa difficilissima per uno che non fosse di origini siciliane. Il 14 febbraio 1929 accadde il fatto al quale Capone deve gran parte della sua fama: la strage di San Valentino. Capone doveva punite dei concorrenti nel traffico di alcolici, così alcuni suoi uomini, travestiti da poliziotti, fermarono i componenti della banda rivale in un garage di North Clark street, sede della banda rivale. Dopo aver fatto allineare i banditi al muro, come per un controllo di polizia, li massacrarono tutti a colpi di mitra Thompson, arma legata a quegli anni. Il clamore fu enorme e Al Capone venne convocato dal grand jury una prima volta, uscendone pulito perché i giorni della strage era a Miami, dove era andato per procurarsi un alibi. Nel 1931, per mettere fine alla guerra tra bande, Capone ospitò un incontro dei boss e delle varie famiglie americane e in quell’occasione fu nominato “capo dei capi”. Capone fu definito dalla stampa il nemico pubblico numero uno ed Edgar Hoover lo fece inserire nella lista dell’Fbi dei criminali più pericolosi d’America. In quello stesso anno il governo affidò al dipartimento del Tesoro l’incarico di bloccare la criminalità e in particolare Capone: il caso fu dato all’agente speciale Elliott Ness, che con l’aiuto di esperti e a prezzo durissimo, riuscì a o incastrarlo per evasione fiscale. Questa vicenda è raccontata mirabilmente nel film Gli Intoccabili. Convocato una seconda volta dal Grand jury, Capone fu condannato a 11 anni di reclusione, ma solo perché all’ultimo momento si era sostituita la giuria con un’altra, circostanza raccontata nel film. Fu la fine del “capo dei capi”: Capone venne rinchiuso dapprima ad Atlanta, da dove continuava a gestire i suoi traffici, e poi nel penitenziario di Alcatraz, molto più duro, dove iniziò il suo declino. Nel 1938 i medici gli diagnosticarono una forma di demenza derivata dalla sifilide, che gli consentì di tornare in libertà alla fine del 1939. Uscito, setta dapprima in un sanatorio e poi la moglie lo portò in ritiro a Miami, dove il 25 gennaio del 1947 morì in conseguenza di un ictus. È stato probabilmente il più famoso gangster degli anni ruggenti, un vero simbolo di quel periodo, contrassegnato da sparatorie e proibizionismo, Hollywood ha realizzato decine di film su di lui, ed è spesso ricordato in canzoni, telefilm e videogiochi.