5 mesi fa il terremoto ad Amatrice: e ad oggi non è cambiato niente (Video)

Con oggi sono passati esattamente cinque mesi dal terribile terrremoto che ha colpito e devastato il centro Italia, dal Lazio alle Marche, passando per l’Umbria. Cinque mesi in emergenza. Di difficoltà. Di dolore. Di disorientamento e di attese. Cinque mesi di interventi straordinari. E le immagini registrate da un drone e riportate nel video di apertura raccontano eleoquentemente la situazione attuale di Amatrice, uno dei centri più colpiti dal sisma, che è tornato a inveire nuovamente il 18 gennaio scorso. Una terra martoriata dalle scosse e dal maltempo in cui continuano ad essere al lavoro sul campo circa 3.300 militari, un migliaio di mezzi e oltre 30  elicotteri.    

Terremoto, le Forze Armate al lavoro per Amatrice

E in questi cinque mesi, al di là delle polemiche e delle recriminazioni, resta il fatto che «gli uomini e donne delle Forze Armate continuano ad operare senza sosta per fare fronte ad una situazione critica che richiede interventi straordinari. E così facendo stanno dando una concreta dimostrazione pratica del concetto di dual use, ovvero l’impiego di capacità prettamente militari che possono essere proficuamente utilizzate anche per il supporto a favore della  collettività». E a sottolinearlo è intervenuto nelle scorse ore proprio lo Stato Maggiore della Difesa, che in una nota ha illustrato e ricordato – omaggiandolo contestualmente – il contributo fornito dalle Forze Armate in Centro Italia a supporto della Protezione Civile: un lavoro che – come anticipato in apertura – si estrinseca nell’impiego di circa 3.300 militari, di un migliaio di mezzi e di oltre 30 elicotteri. I militari sono impegnati in operazioni di ripristino e nel soccorso, ma soprattutto in quelle attività di raggiungimento di località e borghi isolati che prevedono  la capacità di muoversi in condizioni estreme. A causa del maltempo che imperversa iìormai da settimane su Amatrice e dintorni, infatti, non tutti gli interventi sono andati a buon fine al primo tentativo: «Purtroppo – spiegano infatti dalle Forze Armate – è anche accaduto che il pilota di qualche missione di volo sia stato costretto a tornare indietro per non mettere a repentaglio l’incolumità del proprio equipaggio, o che il movimento su terra di mezzi cingolati sia stato rallentato dalle macerie delle frane causate dal terremoto e pericolosamente celate dalla neve e dalla nebbia. In alcuni casi è stato necessario lasciare gli specialisti a chilometri di distanza, procedendo poi sugli sci o pelli di foca».

L’emergenza continua e i ritardi dell’esecutivo

Doveroso, allora, riconoscere l’imprescindibile contribuo reso dalla Forze Armate fin dalla prima emergenza dell’evento sismico dello scorso 24 agosto, militari che stanno operando in condizioni di estrema difficoltà, senza sosta, per portare assistenza alle famiglie isolate, supportare gli abitanti delle frazioni coinvolte dal grave maltempo e ripristinare la viabilità stradale. Eppure, tutto questo non basta ancora: l’emergenza è continua, i ritardi ormai inaccettabili, e tutto drammaticamente aggravato dalle più recenti scosse e dalle nevicate interminabili che hanno isolato e danneggiato varie zone. Una realtà allo stremo che solo pochi giorni fa ha fatto twittare, tra gli altri, al leader della Lega Matteo Salvini, «Altro che migranti, aiutate subito questi italiani», mentre i pentastellati dal blog grillino tuonavano: «Il Campanile di Amatrice? Il simbolo dei ritardi dell’esecutivo»…

Amatrice e dintorni, le continue denunce dei primi cittadini

Non a caso, allora, «tabelle di marcia? Ormai farle è inutile» – denunciava solo qualche giorno fa  su diversi quotidiani Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice, a chi gli chiedeva se e come ricalcolare tempi e priorità di uno stato di emergenza continuo, ora ulteriormente esasperato dalle nevicate record di questi giorni e dal nuovo sciame sismico. Un’emergenza in risposta alla quale denunce e reazioni del sindaco di Amatrice sono le stesse di molti altri suoi colleghi nella stessa situazione: un senso di abbandono pur nei provvedimenti adottati che induce i primi cittadini di vari Comuni appenninici all’interno del cratere sismico a dover selezionare le urgenze per concentrarsi soprattutto sugli interventi di soccorso più impellenti: e cioè sgomberare le strade dalla neve e soccorrere e recuperare le persone rimaste isolate. Una corsa contro il tempo e misure contro le difficoltà che dura ormai da cinque mesi.