Mentana-Grillo, durissimo scontro sulle bufale. E il comico si becca una querela

Beppe Grillo non lo cita mai ma Enrico Mentana, a nome di tutti i giornalisti, annuncia che porterà il leader dei Cinquestelle in tribunale, per quella offesa a tutta la categoria, definita “fabbrica di notizie false”. Una risposta durissima alla polemica sulle presunte bufale grilline diffuse in rete.

L’accusa di Grillo ai giornalisti

«I giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese – accusa  il leader 5 Stelle – con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene. Sono le loro notizie che devono essere controllate». Dalle critiche alla proposta di un tribunale popolare, “anzi, una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media, cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali”. «Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo. Così forse abbandoneremo il 77esimo posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa». Grillo, in particolare, ce l’ha con il direttore della Stampa, che avrebbe diffuso la falsa notizia sulla fantomatica propaganda M5S capitanata da Beatrice Di Maio, notizia ripresa da tutti i giornali e i tg. Per intenderci, quella sulla moglie di Renato Brunetta che avrebbe lavorato per i grillini nell’anonimato- 

Mentana querela Grillo

«In attesa della giuria popolare chiedo a Grillo di trovarsi intanto un avvocato. Fabbricatori di notizie false è un’offesa non sanabile a tutti i lavoratori del tg che dirigo, e a me che ne ho la responsabilità di legge. Ne risponderà in sede penale e civile», scrive sul suo profilo facebook il direttore del Tg La7, Enrico Mentana, in risposta al blog di Beppe Grillo in cui lo stesso Grillo oggi scrive che “i giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene”, proponendo una “giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media».