Vogliono le scuse per Pearl Harbor. Non le hanno fatte per Hiroshima

Non sono previste scuse ufficiali da parte del premier giapponese Shinzo Abe nella visita a Pearl Harbor prevista per il prossimo 27 dicembre. Lo ha riferito il capo di Gabinetto giapponese, Yoshihide Suga, durante una conferenza stampa sul viaggio del presidente del Giappone. «La visita è un’opportunità per commemorare le persone morte durante il conflitto – ha detto – ed esprimere un messaggio di riconciliazione tra Giappone e Stati Uniti».

Le scuse del Giappone non sono in agenda

Chiedere scusa per l’attacco del Giappone che portò all’entrata in guerra degli Stati Uniti? Non è in agenda, come vorrebbero gli analisti internazionali. Non risulta che il presidente della Repubblica americano, Barack Obama, durante la sua visita a Hiroshima  lo scorso maggio, si “scusò” per la bomba atomica sganciata nell’agosto 1945 sulla cittadina giapponese che fece 200mila morti. Anzi, alla vigilia della storica visita, lo staff di Obama fece sapere che il presidente Usa non avrebbe rimesso in discussione la scelta di usare la bomba atomica alla fine della Seconda guerra mondiale. «Si concentrerà invece – dissero – su una visione del futuro da condividere con gli alleati». 

La storica visita di Abe a Pearl Harbor

Shinzo Abe sarà il primo premier nipponico nell’esercizio delle proprie funzioni a recarsi nel porto delle isole Hawaii, dove il 7 dicembre del 1941 venne condotto l’attacco aereo che causò 2.400 vittime. In vista della visita storica il capo di Gabinetto del Giappone ha anche detto che la decisione di Abe di essere presente a Pearl Harbor non è stata presa per ricambiare la visita di Obama ad Hiroshima. La trasferta servirà, invece, a rilanciare il processo di stabilizzazione dell’alleanza tra Giappone e Usa e il mantenimento della pace nella regione Asia-Pacifico.

L’incontro con Trump

Dopo l’elezione del nuovo presidente Donald Trump, il Giappone non ha nascosto il timore per le negoziazioni che la nuova amministrazione statunitense imporrà ai paesi alleati, in un contesto in cui la presenza della Cina si fa sempre più scomoda e la minaccia nucleare dalla Corea del Nord non sembr allentarsi. Il premier del Giappone, non a caso, è stato il primo capo di Stato a incontrare Donald Trump a New York e, con ogni probabilità, sarà l’ultimo leader politico a salutare ufficialmente Obama.