Utilizzavano cellulari per ordinare droga: blitz nel carcere di Rebibbia

Blitz antidroga nel più noto carcere romano. Dopo l’evasione dello scorso ottobre, il ritrovamento di punteruoli e seghetti a novembre è scattato un un altro filone di indagini. Questa mattina, infatti, nell’ambito di una vasta operazione antidroga, i Carabinieri della Compagnia di Monterotondo e della Sezione di polizia giudiziaria della Procura di Tivoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di dieci persone al carcere romano di Rebibbia (5 in carcere, 4 ai domiciliari e un divieto di dimora nel Comune di Roma), per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, estorsione e violazione degli obblighi in materia di sorveglianza speciale. E’ stato accertato che alcuni detenuti, in diverse occasioni, utilizzavano clandestinamente un telefono cellulare per ordinare la droga all’esterno. Dire che ci sia una falla nell’amministrazione del sistema peninteziario di Rebibbia è dire poco.  

Droga attraverso i colloqui con i familiari

Effettuavano consegne di droga nel carcere  di Rebibbia, approfittando dei colloqui dei familiari con i detenuti. Sono state poi eseguite numerose perquisizioni nei comuni di Guidonia Montecelio, Fonte Nuova, Mentana e nei quartieri romani di Settecamini, San Basilio e, appunto nel carcere di Rebibbia. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Tivoli, è partita nel marzo scorso, dopo l’arresto in flagranza di un giovane trovato in possesso a Fonte Nuova di 500 grammi di hashish. I successivi approfondimenti investigativi hanno consentito di individuare un gruppo di persone che, rifornite periodicamente da una persona con gravi precedenti penali originaria del quartiere romano di San Basilio, organizzavano e gestivano lo spaccio di droga nelle zone di Fonte Nuova (Santa Lucia e Tor Lupara) e Mentana. Le indagini hanno consentito negli scorsi mesi di eseguire dodici arresti in flagranza e di sequestrare oltre 35 kg di hashish nonché rilevanti quantitativi di cocaina e marijuana. È stata disposta una perquisizione all’interno del carcere di Rebibbia per rintracciare il telefono cellulare utilizzato per le comunicazioni illecite.