Stipendi sempre più magri. Ecco come Pd e tecnici hanno “curato” gli italiani

Da Monti a Renzi, cura dimagrante forzata. Pd e alleati hanno svuotato le tasche agli italiani. Con una cura “tecnica”. Gli aumenti delle retribuzioni non sono mai stati così bassi. A novembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato dello 0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,5% nei confronti di novembre 2015. Segnando così l’incremento più basso dall’inizio delle serie storiche, nel 1982. I dati sono stati pubblicati dall‘Istat. Complessivamente, nei primi undici mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,6% rispetto al 2015.

Istat, nessun aumento in agricoltura ed energia

Con riferimento ai principali macrosettori, sempre secondo i dati Istat, a novembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,7% per i dipendenti del settore privato (0,3% nell’industria e 1,2% nei servizi privati). E una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: commercio (2,0%). Alimentari, bevande e tabacco (1,8%). Energia elettrica e gas (1,4%). Si registrano variazioni nulle nei settori dell’agricoltura. Delle estrazione minerali; del legno, carta e stampa. E anche dell’energia e petroli, delle chimiche; della metalmeccanica. Dei servizi di informazione e comunicazione, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Istat, oltre tre anni per il rinnovo contratti

Dall’ultima fotografia del Paese fatta dall’Istat emerge inoltre che i lavoratori con il contratto scaduto in media aspettano tre anni e mezzo per il rinnovo (42,1 mesi a novembre). Un tempo che quasi raddoppia per i dipendenti pubblici (83 mesi). Per la  pubblica amministrazione, tutti i dipendenti risultano con il contratto scaduto dalla fine del 2009.  Con riferimento al solo settore privato la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 58,7%, in aumento rispetto al mese precedente (58,5%) e rispetto a novembre 2015 (19,9%) e i mesi di attesa per i dipendenti con il contratto scaduto sono 21,8. Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 49 e corrispondono a circa 8,8 milioni di dipendenti, il 68% del totale (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego). I contratti collettivi in vigore per la parte economica riguardano il 32,0% degli occupati dipendenti e il 30,9% del monte retributivo osservato. Nel mese di novembre nessun contratto è stato recepito, mentre uno solo è venuto a scadenza (conciarie).