Si fa presto a dire Avatar, ma Gentiloni non sarà gentile con Renzi

Si fa presto a dire Avatar, ma per interposta persona, in una democrazia, non si riesce ad amministrare un condominio figuriamoci se si può governare una nazione. E Paolo Gentiloni Silverj non farà certamente eccezione. Anzi, fossimo in Renzi metteremmo già nel conto che il suo successore (al momento in cui scriviamo manca solo l’ufficializzazione) a Palazzo Chigi farà di tutto per marcare la propria autonomia e utilizzare il tempo di permanenza nella sala dei bottoni per consolidare la propria stella nel rissoso firmamento dei simil-leader del Pd.

Il nuovo premier dovrà gestire una crisi inedita

Del resto, Gentiloni (discendente del conte Gentiloni, passato alla storia per l’omonimo patto che pose fine al Non expedit di Pio IX consentendo, nelle elezioni del 1913, l’ingresso dei cattolici nella vita politica italiana) è da tempi della Margherita che prova ad aprirsi un varco nell’intricata giungla delle correnti post-democristiane successivamente confluite nel Pd. Non si lascerà certo sfuggire l’occasione proprio ora che il destino innescato dagli errori seriali di Renzi lo ha sistemato sul punto più alto della politica nazionale. Profilo basso, moderato, assolutamente non divisivo nella pur turbolenta geografia interna al Pd, Gentiloni possiede le note caratteriali giuste per fare da spartiacque in una crisi anomala come l’attuale dove per prima volta dal dopoguerra c’è una vacatio a Palazzo Chigi nonostante una maggioranza certa, c’è una legge elettorale vigente per una sola Camera, la cui applicabilità, infine, è stata sequestrata da un giudizio pendente presso la Consulta. Significa che per la prima volta il capo dello Stato non dispone di tutti i mezzi a disposizione per esercitare la propria moral suasion: il potere di sciogliere le Camere e il fattore tempo. A Mattarella non serviva perciò un Avatar, un alter ego di Renzi, come insinuano i grillini, ma uno che nei prossimi mesi guarderà al Colle piuttosto che a Largo del Nazareno. Lo impongono, come ha tenuto precisare lo stesso presidente al termine delle consultazioni di rito, «le scadenze, gli adempimenti e gli appuntamenti interni, europei ed internazionali».

Gentiloni guarderà più al Colle che al Pd

Ma lo impone anche la volontà di far capire a Renzi che una cosa sono gli errori politici e un’altra le sgarberie istituzionali e che davvero non si possono tenere consultazioni in parallelo con il Quirinale nel pieno di una crisi di governo quasi a voler fare intendere che a gestirla fossero in due, lui e Mattarella. Ecco, probabilmente nel conferirgli l’incarico di premier l’Inquilino del Quirinale sibilerà anche questo all’orecchio di Gentiloni. Che ora avrà modo di dimostrare che se la sua stella nel Pd ha finora brillato di luce fioca è stato solo per mancanza di occasioni. Auguri.