Servizi, corto circuito istituzionale. Gentiloni non molla la delega sugli 007

La poltrona è sempre stata tanto prestigiosa quanto delicatissima. A maggior ragione oggi che la minaccia terroristica preme ai confini. L’incarico di “Autorità Delegata” all’intelligence e ai Servizi segreti – ruolo che nel precedente governo era ricoperto dal pd calabrese Marco Minniti – è, al momento, vacante.
Paolo Gentiloni se lo tiene ben stretto e, per ora, non ha voluto cederlo dando così sostanza alle voci di corridoio che segnalavano scazzi fra lui e Renzi su questa questione precisa del coordinamento dei Servizi Segreti. Renzi voleva che la poltrona restasse a Minniti, già “ministro ombra” dell’Interno del Pd. E già Autorità delegata all’Intelligence e ai Servizi SegretiGentiloni non ci ha pensato un attimo. E si è tenuto le deleghe per sé. Proprio nel momento in cui l’Italia avrebbe bisogno del massimo coordinamento fra l’intelligence e il governo nella lotta al terrorismo.
«Gentiloni non ha ancora assegnato ad un sottosegretario le deleghe all’intelligence, dopo la nomina di Marco Minniti a ministro dell’Interno. Vedremo cosa accadrà – accusa il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, al termine dell’audizione del direttore dell’Aise, Alberto Manenti – ma fare il presidente del Consiglio ed avere contemporaneamente la delega ai Servizi Segreti significa, ad esempio, essere presente al Copasir e dirigere l’attività del Governo».
«Sono due lavori delicati e pesanti – precisa Stucchi – non a caso si è sempre preferito affidare le deleghe ad un sottosegretario che si occupa solo di quello e fornisce le prime informazioni al premier».
In effetti proprio sul portale degli 007 italiani c’è scritto a chiare lettere che «l’incarico di Autorità delegata può essere ricoperto da un sottosegretario di Stato o da un ministro senza portafoglio che non può esercitare ulteriori funzioni di governo».