Saronno, nuove intercettazioni, altre accuse: sequestrate 50 cartelle cliniche (video)

Nelle immagini che ritraggono il momento dell’arresto lui, Leonardo Cazzaniga – l“angelo della morte” dell’ospedale di Saronno – non si vede: è dentro l’auto dei carabinieri che lo sta trasferendo in carcere. Non appare ma il suo volto, in questi giorni in primo piano ovunque – dai media al web, ritratto quasi sempre accanto a quello di Laura Taroni, l’infermiera sua diabolica amante – così come quelle raccapriccianti intercettazioni telefoniche che registrano i deliranti dialoghi di ossessione e morte tra di loro, sono stampate nella mente di tutti: una memoria dell’orrore. Un orrore di cui molti sapevano e che tutti (o quasi) hanno taciuto. Un orrore ora al vaglio degli inquirenti con il sequestro di oltre 50 cartelle cliniche… 

Saronno, si sapeva che lei non stava bene

«Il personale medico è sconvolto, non avevamo idea che ci fossero voci del genere su Cazzaniga in pronto soccorso. Lei invece era conosciuta per essere una persona che non stava bene». A parlare è uno dei primari dell’ospedale di Saronno, che ha chiesto di restare anonimo. Il medico ha riferito che nell’ospedale dove due giorni fa sono stati arrestati il medico anestesista Leonardo Cazzaniga e la fidanzata e infermiera Laura Taroni, si sapeva che l’infermiera avesse «qualche problema», mentre lui risultava noto – a detta della testimonianza anonima – più che altro come uno «a volte molto polemico. Polemico e in qualche modo minaccioso: «Una volta – si legge in una delle testimonianze anonime registrate agli atti – ho sentito Cazzaniga dire ad un collega oncologo che se aveva bisogno di posti letto passava da lui in reparto». E la stessa tipologia di affermazioni, come si legge nelle carte, viene sostanzialmente fatta dagli altri infermieri sentiti. Di lei, invece, «era noto a tutti non stesse bene per problemi neurologici: aveva avuto addirittura crisi epilettiche in reparto. Era spesso a casa in malattia. A quel che mi risulta presto sarebbe rimasta a casa definitivamente»… 

L’infermiera ipotizzava di uccidere il cugino acquisito?

E non è ancora tutto: dalle intercettazioni tra l’infermiera Laura Taroni e il medico Leonardo Cazzaniga emerge la volontà di uccidere un cugino acquisito della donna «colpevole – riferiscono gli inquirenti – di farsi ancora mantenere dalla ex moglie. «Se un giorno venisse giù in ospedale da noi…Trac! – dichiarerebbe Laura Taroni in un’intercettazione – Tra il chiaro e lo scuro, gli è venuto un infartaccio». Poi si sentirebbe la donna ridere. L’intercettazione risale al 29 febbraio scorso ed è una «ambientale» eseguita a bordo di una auto. «I due indagati – annotano i pm nella richiesta d’arresto – parlano dell’omicidio come di un modo per risolvere tutte le situazioni con disarmante tranquillità»…

Morti in corsia, gli atti parlano di calmanti per il figlio della donna

E più passano le ore, più aumenta – se possibile – la portata dell’orrore di questa vicenda che ha sconvolto l’opinione pubblica, l’intera comunità di Saronno, il mondo ospedaliero e i media: un dato di fatto supportato dalle ultime notizie trapelate dall’inchiesta secondo cui lsono state sequestrate dai carabinieri oltre 50 cartelle cliniche all’esame degli inquirenti, come pure secondo cui l’infermiera dell’ospedale di Saronno (Varese) arrestata con l’accusa di aver avvelenato e ucciso il marito e altri degenti dell’ospedale di Saronno in concorso con l’amante e medico Leonardo Cazzaniga, avrebbe somministrato farmaci, tra cui ansiolitici, a suo figlio di undici anni. Tanto che il ragazzino, a un certo punto, le avrebbe chiesto di dargli meno medicine. Dalle intercettazioni contenute nella richiesta di arresto, si evince infatti che la donna e l’amante avrebbero indotto il piccolo a prendere una pasticca e delle gocce e il bimbo, perplesso, ne avrebbe chiesto la ragione alla coppia: «Prima la pastiglia e poi le gocce», si sentirebbe dire dalla Taroni, e a stretto giro il figlio chiederebbe: «Pure le gocce?». E Cazzaniga in risposta: «Eh sì. Alla pastiglia ormai tu sei assuefatto (…)». La mattina seguente il bambino avrebbe chiesto alla madre di dargli meno farmaci: «Stamattina non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto, potresti fare meno gocce?».