Renzi si agita: tour per le primarie e un libro per difendersi. E nel Pd è già rissa

Matteo Renzi non è uno che molla, così come non è uno disponibile a fare autocritica. Fatte le valigie per lasciare Palazzo Chigi e in attesa di testare la “fedeltà” del premier incaricato Gentiloni, Matteo ha già in mente un’altra marcia (anche se non trionfale) per riconquistare il Pd. E un libro da ultimare sui mille giorni del suo governo. Il 10 gennaio comincerà infatti il suo tour per le primarie (che si svolgeranno tra febbraio e marzo) e domenica prossima si riunirà l’assemblea dei mille del partito.

La strategia di Renzi

La strategia renziana è chiara: mandare al centrosinistra un messaggio rassicurante e allo stesso tempo minaccioso. Rassicurante perché pone una scadenza – il congresso – all’infinito dibattito interno a largo del Nazareno che sta condizionando oltre ogni limite anche la vita politica del paese. Minaccioso perché l’intenzione di Renzi è di dimostrare che il 40% dei Sì sono tutti voti suoi mentre la minoranza dem (divisa tra Cuperlo, Bersani, D’Alema e con Pisapia che ha in mente nuovi soggetti da lanciare nell’agone dell’area progressista) ha solo confermato la sua vocazione di perdente.

La minoranza dem senza leader

Del resto i renziani del Pd un leader già ce l’hanno, mentre gli antirenziani hanno più carte sul tavolo a disposizione ma nessun nome certo: Chiamparino? Zingaretti? Emiliano? Speranza? Il governatore della Toscana Rossi? Non a caso il bersaniano Davide Zoggia parla di “leadership diffusa”, di una “squadra” insomma per sostituire il modello dell’uomo solo al comando. 

La direzione Pd: che farà Franceschini?

Per domani intanto è fissato il primo confronto alla direzione Pd, assemblea sospesa una settimana fa per seguire l’evolversi della crisi di governo. Chi invoca più sinistra nel Pd si fa forte del risultato del 4 dicembre, Renzi invece spingerà come al solito l’acceleratore sul tema dell’innovazione e del riformismo. La direzione sarà anche l’occasione per misurare la vicinanza a Renzi della corrente di Dario Franceschini, Areadem. Un’area di rissa infinita che non fa bene alle percentuali del partito: secondo un sondaggio Ipsos pubblicato dal Corriere il M5s è al 31,5%, segue il Pd con il 29,8%, secondo posto insidiato dal blocco di centrodestra che, unito, raggiunge il 28,6%.