Renzi si consola con il 41% e sulla legge elettorale rilancia il Mattarellum

 

Inizia la relazione lungamente attesa  di Matteo Renzi, che torna a parlare all’assemblea del Pd dopo il ko al referendum. Tra autocritica, “fase Zen” e rivendicazioni, il solito Renzi sostiene che in fondo il 41% dei sì al referendum è il più grande partito italiano. Renzi, inizia con un’autocritica, ammette la sconfitta: “Abbiamo perso, ho perso il referendum”. Aprendo il suo intervento in assemblea, sostiene: “Faremo un’analisi molto dura, spietata, innanzitutto con noi stessi di quello che è accaduto al referendum. Un’analisi seria e severa, ma anche un sano senso di passione per la cosa pubblica devono segnare questa assemblea”. Ancora più autocritico, in apparenza, quando dice: “Abbiamo non perso, ma straperso”. Un Renzi pervenuto a più miti consigli? Macché.

“Il 41 per cento, il più forte partito che c’è” …

Eccolo attaccarsi a quel 41% che diventa il nocciolo del suo intervento politico, la “bussola” della politica italiana.  “L’errore principale non è nemmeno la personalizzazione -dice-. Se il 59% è un voto politico, il 41 non è il voto dei giovani costituzionalisti. Il mio errore è stato non aver capito che il valore del referendum era nella politicizzazione, non nella la personalizzazione. Ma allora il 41% è il partito più forte che c’è in Italia e l’unica speranza”. La spara grossa.”C’è un voto politico sul 41% – ha aggiunto – con cui tutti devono fare i conti. Il punto è come il Pd, facendo tesoro degli errori, riparte. Perché il no non è una proposta politica omogenea. Il 41 al referendum è una sconfitta netta. Ma attenzione perché è un popolo che ha bisogno di avere un luogo, o dei luoghi da cui ripartire, e noi siamo il principale di questi luoghi”.

Attacco ai cinquestelle

 “Qui a Roma voglio dire che la politica non è l’indicazione delle cose che non vanno, l’urlo di chi dice No e non propone un’alternativa. Se si fa così politica, il Paese non va da nessuna parte, si blocca il Paese. Se per bloccare la corruzione si bloccano le Olimpiadi, si blocca la propria città. E forse per bloccare la corruzione bisognerebbe scegliere meglio i collaboratori”. Matteo Renzi non perde l’occasione per guardare in casa M5S.

“Sono in fase zen”

A chi gli chiedeva il congresso, dice: “Il congresso Pd sarebbe stata la scelta migliore per ripartire. Ma la prima regola del nuovo corso deve essere ascoltare di più, io per primo. Ho accettato i suggerimenti di chi ha chiesto di non fare del congresso il luogo dello scontro del partito sulla pelle del Paese e non piegare alle esigenze che sentivo le regole, non piegarle a nostro vantaggio”. “Faremo il congresso nei tempi, non come resa dei conti”, aggiunge. “Il leader non si mette al riparo dal vento e offre uno dei suoi come capro espiatorio alla folla ululante. La sconfitta fa parte della vita e ciascuno di noi può imparare senza inseguire vendette o ritorsioni”. Lo dice Matteo Renzi in assemblea Pd. Poi il premier scherza e spiega di aver deciso di non “piegare le regole alle esigenze che sentivo” per andare subito a congresso, “perché siamo in fase zen”. “Non è facile lasciare. Non è bellissimo perdere, gli scatoloni li ho fatti di notte per non farmi vedere e quando però sono uscito da Palazzo Chigi, ho pensato ai miei figli: quello che dovevo fare ho cercato di farlo ma la sconfitta fa parte del gioco della politica e tu devi essere in grado di caricartela”, dice in modo melodrammatico.

“Farò il talent scout di giovani, casa per casa”

“Non mi vedrete fare il tour del Paese con i camper, è finito il tempo in cui riempivamo i teatri riempiamo le folle. Voglio lavorare in modo meno organizzato, arrivare all’improvviso, fare l’allenatore e il talent scout di giovani. Verrò a cercarvi uno per uno, voglio stanarvi e chiedervi di darci una mano per farci del Pd più forte”. Lo dice Matteo Renzi in assemblea Pd.

 Il voto. “Alle altre forze politiche chiediamo di non fare melina sulla legge elettorale. Abbiamo messo la fiducia sull’Italicum per chiuderla, perché sono venti anni che non si chiude. Vogliamo l’ultima occasione di maggioritario o scivoliamo verso il proporzionale? Vi propongo di andare a guardare le carte sull’unica proposta che ha la possibilità in tempo breve, che ha visto vincere centrosinistra e centrodestra, ha visto vincere l’Ulivo di Prodi e porta il nome di Mattarella. Andiamo a vedere, il Pd c’è”. I tempi. “Stiamo andando al voto, non sappiamo quando e non è importante nemmeno sapere la questione. In questo momento chi ha paura di votare sono gli altri. Perché per loro va benissimo agitare la bandierina del 59% ma se li metti in una competizione elettorale come partito non possono più lamentarsi, devono iniziare a dire cosa pensano. Dicono che si deve andare a votare ma ne hanno una paura matta”. Parla per sé e per il Pd, con ogni probabilità.

Stoccata alla minoranza

“Certi atteggiamenti sono stati sopra le righe: non si può dire che con me si rischia la deriva autoritaria, quando da un lato ci sono partiti azienda che selezionano i dirigenti sugli interessi del leader e dall’altra aziende che fanno firmare contratti agli amministratori. Pensare che persone del mio partito festeggiavano le mie dimissioni ha ferito il senso di comunità” del Pd.