Referendum, è arrivato il giorno della verità. Votare No per voltare pagina

Referendum, alla fine il giorno dell’ordalia è arrivato. Renzi si gioca tutto. Ma il problema non è tanto  il destino politico del premier, quanto la necessità di recuperare un minimo di normalità democratica per il nostro Paese. Voltare pagina, insomma.  Uscire da quella sorta di stato emergenziale che ha permesso a Renzi di imporre i suoi diktat al Parlamento. Questa riforma al vaglio del referendum confermativo, oltre a essere sconclusionata e pericolosa (l’ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre l’ha definita un “monstrum” unico al mondo) , è anche una superlegge approvata a suon di voti di fiducia da un Parlamento delegittimato dalla Corte costituzionale. Non si può, con una modalità simile, approvare un riforma costituzionale che modifica oltre quaranta articoli della Carta. È un insulto alla democrazia, possibile solo in un Paese in declino sociale, morale e politico come l’Italia della rottamazione e dell’antipolitica.

In questo giorno della verità vengono a maturazione cinque anni di commissariamento dell’Italia. Prima con Monti, poi con Letta e ora con Renzi. I cinque anni più brutti della nostra vita. Pe tutto questo tempo, l’Italia non è stata governata da un premier eletto dal popolo sovrano. E in questi cinque anni sono stati  fatti ingoiare agli italiani atti di vera e propria macelleria sociale come mai s’era visto prima nella storia repubblicana: dalla riforma Fornero al Jobs Act.  Non a caso, durante questa lunga, aspra campagna referendaria abbiamo assistito alle più soncertanti invasioni di campo dei poteri forti globali, con continui e minacciosi inviti a votare Sì, pena chissà quali cataclismi finanziari. 

Il clima della vigilia del referendum è stato silenzioso. I mercati sono calmi. Si parla molto del voto degli italiani all’estero come elemento decisivo per la vittoria dell’uno o dell’altro fronte. Beppe Grillo  ha insolitamente usato parole pacate dopo settimane di insulti e attacchi a testa bassa. Ha detto che dopo il referendum si dovranno sanare le ferite di un Paese spaccato. Proprio lui, fa ora il pompiere dopo aver fatto a lungo l’incendiario. La campagna referendaria ha visto anche il ritorno in campo di Silvio Berlusconi dopo un lungo silenzio, dovuto anche a motivi di salute. Nelle ultime settimane, il leader di FI s’è speso molto per sostenere le ragioni del No e per mobilitare quegli elettori moderati che potevano essere stati intimoriti dalle invasioni di campo dei poteri finanziari. Ha rotto il silenzio anche la Santa Sede, che con l’Osservatore Romano, ha fatto sapere oggi di ritenere l’Italicum, il “convitato di pietra” di questo referendum.

Dalle ore 23.00 avremo un prima indicazione degli esisti del voto, con gli exit poll e i sondaggi. Lunedì 5 dicembre sarà un altro giorno. Speriamo davvero che sia un giorno diverso.