Rampelli: «L’italia appesa di nuovo agli psicodrammi Pd e ai capricci di Renzi»

“Troviamo aberrante che l’Italia sia per l’ennesima volta appesa alla direzione del Pd, a sua volta incartata intorno ai capricci di Matteo Renzi. La cosa più normale e in sintonia con gli interessi dell’Italia sarebbe fare una legge elettorale in tempi rapidissimi, anche la sola correzione delle parti incostituzionali dell’Italicum, e l’adeguamento di quella per il Senato, che attualmente sarebbe ingovernabile. Ma il premier capriccioso, dopo pochi minuti di umiltà manifestati domenica notte con le dimissioni scenografiche a fianco della moglie Agnese, ha deciso che non sarebbe la maggioranza a dover coordinate per poche settimane questo facile lavoro. Come se il PD, Alfano e Verdini non avessero brigato insieme per tre interminabili anni e non potessero ora provvedere a razionalizzare le regole con cui condurre gli italiani al voto. Non stavano insieme solo per fare le riforme? E la legge elettorale non è una riforma?” E’ quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale alla Camera dei deputati Fabio Rampelli.

Rampelli: «Da Renzi ricatti e vendetta»

“La verità è che Renzi sta giocando allo sfascio, vuole farla pagare agli italiani che lo hanno bocciato sonoramente, una ripicca utile a rimanere protagonista e ricattare tutti. È tornato in 12 ore il bulletto toscano pieno di vanagloria e arroganza, nonostante siano state proprio queste caratteristiche a renderlo odioso e a fargli registrare la debacle del 4 dicembre. E così oggi saremo tutti obbligati a partecipare allo psicodramma interno al PD, dal Quirinale, alle Camere, ai cittadini, tutti sintonizzati sul Nazareno per capire se passerà la crisi isterica dell’ex rottamatore. Vorrebbe elezioni subito, con una nazione ingovernabile il giorno dopo, per portare all’incasso parte del 40% dei voti totalizzati dal Sì. Una nazione alla deriva a causa sua, non ne ha azzeccata una, e ora riporta il Pd, dopo anni di lenta trasformazione, a essere il vero erede del Partito totalitario del ‘900. Ciò che conta è al Nazzareno, nella pancia del ‘partito-stato’, come in URSS e in Cina, le speranze di un popolo allo strenuo valgono meno di un sonaglino”.