Raid anti-terrorismo a Londra, in manette 6 sospetti: preparavano attacchi

Londra, un obiettivo sensibile che nell’appossimarsi delle festività natalizie ha innalzato il livello di guardia. E a ragion veduta: non a caso, infatti, un’operazione anti-terrorismo si è conclusa poco fa con sei arresti effettuati tra la city e diverse zone dell’Inghilterra centrale. Cinque uomini e una donna, sospettati di preparare attacchi, da tempo monitoriati dalla polizia britannica, sono finiti in manette.

Raid anti-terrorismo: 6 arresti a Londra

Un raid articolato che ha interessato l’Inghilterra ad ampio spettro: sei persone sono state arrestate nel corso di differenziati interventi anti-terrorismo compiuti nell’ambito di un’unica indagine dalla polizia inglese a Londra e nelle città di Derby e Burton. A dare la notizia, e a fornire i dettagli del blitz, ha provveduto Sky News, secondo cui quattro uomini di età compresa fra i 22 e i 36 sono stati fermati a Derby, uno di 27 anni a Burton, e una donna di 32 nella capitale britannica. Tutti e sei i sospetti fermati sono accusati di essere coinvolti nella preparazione di atti di terrorismo che, tra minacce e rischi effetti, denotano una volta di più la vulnerabilità delle nostre città nelle infrastrutture: un fianco scoperto che impone la predisposizione indispensabile di nuove barriere anti-terrorismo intorno a  edifici strategici e delimitate da nuove zone di interdizione al traffico. 

Le misure anti-terrorismo di controllo e prevenzione

Londra, dunque, fa i conti con una politica di apertura delle frontiere che negli anni ha indebolito e messo a rischio i propri confini: e dal 2005 ad oggi si è vista costretta ad intensificare le misure di controllo e prevenzione su stazioni ferroviarie, scali aerei, portuali. E se, almeno fino al 2006, i falliti attentati non sono bastati a fungere da deterrente e a stringere le maglie della sicurezza, nelle ultime due stagioni soprattutto – in special modo dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre – il governo inglese ha serrato i ranghi rafforzando la vigilanza interna e accentuando minuziosamente il controllo dei cosiddetti target sensibili ad alto rischio (ristoranti, teatri, cinema, vie dello shopping, scuole, ospedali), incrementando quella politica di prevenzione – tra foreign fighters e cellule dormienti – resasi di stringente necessità