«Qui non vi vogliamo». E la famiglia marocchina rinuncia alla casa popolare

Tensione al quartiere San Basilio, dove decine di residenti hanno inscenato una dura protesta in strada contro l’assegnazione di un alloggio popolare a una famiglia marocchina. Sul luogo sono arrivati numerosi agenti delle forze dell’ordine, ma lo scontro è stato comunque evitato dopo che la famiglia ha deciso di rinunciare alla casa.

La protesta degli abitanti del quartiere

L’appartamento assegnato alla famiglia – composta da madre disoccupata, padre operaio edile e tre figli di uno, quatro e sette anni – era stato di recente sgomberato da occupanti abusivi. La notizia della nuova assegnazione ha scatenato la reazione degli abitanti del quartiere. Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine arrivate sul posto, i residenti si sono riversati in strada urlando frasi razziste come «qui non vogliamo negri o stranieri, ma solo italiani» e «tornate a casa col gommone». Diversi manifestanti sono stati identificati. Alcuni sono stati deferiti all’autorità giudiziaria con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, altri potrebbero essere denunciati ai sensi della legge Mancino.

Il sospetto delle forze di polizia sulla casa popolare

A smorzare la tensione, non è stato l’intervento delle forze dell’ordine, ma la rinuncia della famiglia a entrare nella casa, in un contesto di così forte ostilità. Una situazione che, secondo gli agenti intervenuti, potrebbe essere stata dettata dagli interessi criminali legati al racket delle assegnazioni abusive, più che da atteggiamenti razzisti. Dunque, si sarebbe trattato non di una protesta popolare, ma di una rivolta eterodiretta da organizzazioni che «mal digeriscono il ripristinarsi della legalità nei palazzi alveare che considerano veri e propri feudi».

Domande che restano senza risposta

Per capire meglio ciò che è successo potrebbe tornare utile una informazione che, almeno in prima battuta, né le forze di polizia, né le autorità competenti hanno ritenuto di fornire: chi erano gli occupanti abusivi che sono stati sgomberati dalla casa poi assegnata alla famiglia marocchina? Erano davvero, come è stato ipotizzato, vittime del racket delle assegnazioni abusive? Ed erano privi di qualsiasi titolo per rivendicare un alloggio popolare? O erano una di quelle famiglie che, come ce ne sono a decine a Roma, occuparono, magari decenni fa, a causa dell’inerzia delle amministrazioni che tardavano a rispondere alle loro legittime istanze? Negli ultimi mesi, a Roma, in nome di una idea rigida di legalità diverse famiglie in disagio sociale sono state sgomberate dalle case in cui vivevano da decenni, senza che fosse loro proposta una alternativa credibile

Quando la legalità da sola non basta

Solo nell’ultimo mese o poco più, e solo parlando di casi registrati dalle cronache, si sono contati lo sgombero di una famiglia con un bambino disabile e di una anziana invalida da via del Colosseo e il caso, ancora più eclatante, di una famiglia con una bimba gravemente disabile che aveva “beneficiato” di un intervento diretto del Campidoglio. L’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, rispose alla richiesta di questa famiglia che aveva vissuto il dramma di un parto con complicazioni gravissime, assegnando un appartamento che forse non teneva conto delle graduatorie, ma cetamente rispondeva a criteri di equità sociale. Una manciata di giorni fa, dieci anni dopo quell’atto politico di giustizia, la famiglia in questione si è vista recapitare una lettera dall’amministrazione capitolina in cui si bollava quella assegnazione come «illegittima» e si invitava la famiglia a lasciare l’alloggio. In nome della nuova legalità.