Parisi: sono pronto per le primarie. Ma quello che conta è il programma

Calma e gesso. «Farebbe un gravissimo errore il centrodestra a credere che sia automaticamente una propria vittoria il fragoroso no pronunciato domenica dagli italiani a Renzi e alla sua politica». Parola di Stefano Parisi che, intervistato dal Corriere della Sera, invita alla cautela: sbaglierebbe il centrodestra a intestarsi questo voto, «a pensare che si possa andare avanti come prima, o addirittura tornare alle vecchie alleanze come se nulla fosse successo».

Parisi: sono pronto per le primarie

Alla domanda se parteciperà alle primarie del centrodestra, Parisi replica: «Sono pronto. Servono regole serie e trasparenti, il Paese deve essere coinvolto. Chi compete deve condividere una piattaforma di valori comuni». Investito qualche mese fa dal Cavaliere, ora Parisi guarda con favore allo schema di Giorgia Meloni e Matteo Salvini che da sempre chiedono le primarie normate per legge per scegliere il candidato premier contro la sinistra. Parisi non si sbilancia sui possibili competitor. «Lo ripeto, lo spartiacque è il programma, sono le soluzioni per il Paese. Se si condivide l’idea che non si va avanti aumentando la spesa pubblica ma tagliando drasticamente le tasse per rimettere in moto l’economia, se si capisce che la risposta all’immigrazione va cercata restando dentro l’Europa e non chiamandosi fuori confrontarsi è possibile», dice l’ex candidato sindaco di Milano – ma se la condizione di Salvini per l’alleanza è uscire dall’euro una piattaforma comune è inimmaginabile».

La legge elettorale non è neutra

Sulla legge elettorale Parisi ammette che non è un elemento neutro: «il sistema di voto condizionerà alcuni passaggi: se si andrà al proporzionale, non ci sarà bisogno di primarie, per capirci. Ma proprio per questo il Parlamento si sbrighi. In quattro anni non sono riusciti a farne una che funzioni. Il Paese non aspetta. Non c’è più tempo da perdere, o regaliamo l’Italia a Grillo».