Pakistan, 30 cristiani avvelenati. È un nuovo tipo di terrorismo islamico?

Trenta cristiani e due musulmani sono morti dopo aver consumato un liquore adulterato servito durante una festa in occasione del Natale nel distretto di Toba Tek Singh nel Punjab, in Pakistan. La strage, di cui si è saputo solo oggi, è avvenuta il 24 dicembre sera nel villaggio di Mubarakabad Basti dove centinaia di persone si erano riunite per trascorrere insieme la serata.

La strage di cristiani in Pakistan provocata da un liquore avvelenato

Un commissario di polizia, di nome Muhammad Nadeem, ha confermato che «32 persone finora sono morte durante i festeggiamenti del Natale, a causa dell’ingestione della bevanda alcolica, mentre altre 25 sono ricoverate in due diversi ospedali. Fra le vittime – ha precisato – ci sarebbero anche due musulmani» di nome Sajid e Sharif, che hanno portato nella festa il liquore adulterato, comprato in un luogo sconosciuto. Nadeem ha sottolineato che dopo la cena tutti i partecipanti sono tornati a casa e se ne sono andati a letto. Ma l’emergenza è scattata solo la mattina dopo, quando molti di loro non si sono più risvegliati.

In marzo in Pakistan una strage simile ha riguardato gli induisti

Secondo fonti ufficiali di polizia, un uomo e suo figlio sono stati arrestati per avere fabbricato il liquore adulterato. In Pakistan la produzione e vendita di liquori è proibita, secondo la religione musulmana, e la distribuzione è strettamente regolamentata. Nel marzo scorso, sempre in Pakistan, 35 induisti morirono avvelenati in circostanza analoghe nel corso dei festeggiamenti della principale festa induista. La pista dell’adulterazione involontaria è quella più seguita dagli inquirenti pakistani. Restano tuttavia aperti alcuni interrogativi sul fatto che i liquori adulterati siano diventati un veicolo di morte per due comunità religiose (cristiani e induisti) da sempre considerate nemiche dei fanatici islamici che vivono in Pakistan.