Da dove ripartire? Otto idee per un Manifesto del centrodestra

La caduta di Renzi offre un varco al rilancio della Destra in Italia e nuove opportunità, fino a qualche giorno fa precluse. E’ finito il ciclo di Renzi e del PD, salvo regali gratuiti degli avversari, e chiaramente comincia un nuovo ciclo. Come noto la politica è fatta di parabole determinate generalmente dai leader. Pensiamo agli ultimi vent’anni, ai cicli positivi e negativi di Berlusconi, a quelli di Prodi e ultimamente a quello di Renzi. Ogni ciclo conosce un momento emergente, una fase di ascesa, le criticità, a cui, se non si pone subito rimedio, segue inesorabilmente la caduta.

Per Renzi ci vorrebbe un miracolo 

Non credo, anche se lui lo pensa, che il ciclo di Renzi sia recuperabile. Ha esagerato e la sua sconfitta gli determina ulteriore penalizzazione. Gentiloni, anche se nasce come suo replicante, “Renziloni”, in realtà costituisce una fase di passaggio e cercherà di prendere le distanze da lui per un cambio di leadership dentro il Pd, con nuovi leader. Ormai troppo è l’alone di ostilità tra i suoi nemici e i suoi stessi alleati interni: per Renzi ci vorrebbe un miracolo, molto difficile da realizzarsi. Nel momento in cui il PD cerca nuove strade il ciclo è tutto per il Movimento 5 Stelle che, essendo un contenitore di idee confuse, non ha un progetto di Governo definito e può ospitare tranquillamente le idee e il consenso di tutti. Questo è il suo punto di forza, che gli regala milioni di voti, ma anche il suo punto di debolezza, non proponendo alcuna prospettiva chiara. Teoricamente è il varco attraverso il quale può insinuarsi una nuova proposta di centrodestra con un progetto preciso della Destra, potenzialmente vincente. Benchè il sottoscritto sia un feroce sostenitore del cambiamento, tatticamente non ho grande entusiasmo per le elezioni anticipate immediate. Sarebbero un regalo al M5S, a meno che qualcuno non pensi di far vincere Renzi attraverso l’apporto dei voti personali residui di Berlusconi. Comunque un ibrido che non c’entra niente con noi, lo chiamerei un orrido.

Salvini e Meloni non rompano con l’area moderata

Così come sarebbe un errore per Salvini e la Meloni isolarsi rompendo con l’area moderata, quella sana, del centrodestra, poiché sarebbe un regalo elettorale magnifico all’equivoco centrista. La Le Pen e il Front-National, pur avendo un grande successo popolare ed elettorale, non riescono a vincere in Francia perché non trovano un’alleanza con i moderati del mondo gollista (il centrodestra italiano), che potrebbe portarli al Governo. Il problema ora è quello di una breve fase intermedia in cui si affermi una leadership autorevole della coalizione di centrodestra e non solo di un Partito, che contrapposta al M5S, possa essere proponibile e vincente per gli elettori. Tutto questo non si fa da qui a marzo e forse con grande impegno solo a Giugno ma comunque non oltre inizio autunno, per non permettere il consolidarsi del Governo Gentiloni. Tatticamente per ogni persona ragionevole e che abbia un po’ di esperienza politica è così.

Un manifesto per il centrodestra

Quale è il perimetro nel quale deve muoversi la Destra per rilanciarsi? E’ questo il nostro compito: 1. La crisi dei ceti medi e loro reattività verso l’establishement responsabile della depauperazione. 2. La penalizzazione della piccola e media impresa da parte delle regole europee, soprattutto nell’area del credito e quindi in sofferenza di liquidità bancaria. 3. I lavoratori non qualificati, sostituiti da immigrati pagati a salari di sfruttamento. 4. I risparmiatori derubati dalla legislazione bancaria europea introdotta da Renzi nella legislazione italiana. 5. Il sistema fiscale vessatorio nei confronti delle attività produttive e persecutorio della proprietà immobiliare, con conseguente crisi dell’edilizia, che è sempre stato il settore trainante dell’economia. 6. Le Forze dell’Ordine demotivate dai provvedimenti governativi e della Magistratura nei confronti della loro attività in tema di sicurezza, del contrasto alla criminalità e della loro condizione economica. 7. I cittadini comuni vessati dalla nuova immigrazione selvaggia che controlla il territorio in termini di comportamenti illegali (spaccio, furti diffusi, scippi, rapine, controllo dei quartieri) o semplicemente di comportamenti anti-sociali come degrado, sopraffazione negli spazi comuni nei condomini e nei parcheggi, occupazione di case popolari o di edifici abbandonati o semplicemente priorità nelle graduatorie dei servizi sociali o dell’assegnazione degli alloggi o del collocamento. 8. I giovani diplomati e laureati senza prospettive, se non lavoro occasionale o dequalificato, costretti spesso a emigrare in altri paesi dell’Unione Europea o addirittura negli Stati Uniti o Australia per trovare una occupazione. Per tutte queste emergenze il M5S non ha ricette reali e comunque sarebbe molto diviso al suo interno sulle soluzioni; il reddito di cittadinanza non è realizzabile, perché qualcuno dovrebbe poi pagarlo e il bilancio dello Stato ha aumentato ulteriormente il deficit: tra poco non ci saranno più soldi neanche per pagare le pensioni.

Fine di un ciclo in Europa

Il PD nell’immaginario collettivo è considerato responsabile di tutto ciò poiché è da tempo al Governo, fin dalla sua egemonia sul Gabinetto Monti; noi invece abbiamo le mani libere. Il Manifesto della Destra deve dare risposte a queste tematiche. Se dà proposte credibili sorpassa a tavolino gli altri due schieramenti e sarà la maggioranza ed il Governo prossimo venturo. Anche perché c’è una variabile internazionale che non è da sottovalutare. In completa assimmetria con la politica di Obama, sintonica invece con l’attuale vertice dell’Unione Europea e ostile alla Russia di Putin, c’è oggi il nuovo Presidente Trump che assumerà ufficialmente i pieni poteri il 20 gennaio e che sta già predisponendo una nuova politica di amicizia con la Russia: il futuro Segretario di Stato USA sarà un manager amico personale di Putin, così come il nuovo Ambasciatore americano in Cina un amico personale del Presidente Xi Jinping . Molti leader dell’Unione Europea sono in crisi di consenso interno, molti di questi sono già caduti, altri non saranno rieletti nei prossimi mesi cominciando da Hollande. Anche in Europa è la fine di un ciclo e nel quadro della ristrutturazione degli equilibri in Medio Oriente e in Nord Africa, il Presidente USA ha bisogno di un alleato affidabile in Italia, che è al centro del Mediterraneo e strategica nella gestione delle crisi. Chi meglio di un buon leader di centrodestra; e guarda caso tutti i finanziari e i turbo-capitalisti nemici di Trump sono anche tutti nemici dell’Italia, ma amici del centrosinistra italiano. Quale occasione migliore per noi?