Mps, consumatori sul piede di guerra: «Salvarlo costerà 333 € a ogni italiano»

Non è solo ai tedeschi di fräu Merkel che non piace l’intervento dello Stato per ricapitalizzare (cioè, salvare) il Monte dei Paschi di Siena (Mps), tra le più antiche banche del mondo, di certo la più politicizzata d’Italia, infeudata com’è da almeno settant’anni di potere comunista, locale e nazionale. A parlare di vero e proprio «azzardo morale» dei banchieri di Bankitalia e Bce in relazione all’operazione di salvataggio dell’isituto di credito senese è una nota congiunta di Adusbef e Federconsumatori, secondo la quale tale obiettivo «costerà 20 miliardi di euro di delega in bianco e graverà per 333,3 euro pro-capite per ognuno dei 60 milioni di residenti in Italia, neonati compresi, (833,3 euro a famiglia), incrementando ulteriormente il debito pubblico, che ad ottobre 2016 era arrivato a 2.223,8 miliardi di euro».

«Da Bankitalia e Bce azzardo morale»

Una denuncia in piena regola, quella di Adusbef e Federconsumatori, che di certo contribuisce ad alimentare il clima di genrale diffidenza che si respira in Italia e in Europa rispetto ai tentativi in corso per riportare in vita il Mps. Il governo Gentiloni credeva di aver risolto il problema attraverso un intervento di 5,5 miliardi. Ma all’autorità di vigilanza della Bce i conti non sono tornati e, applicando gli stessi parametri utilizzati ai tempi della crisi greca per le banche elleniche hanno fatto sapere a Palazzo Chigi che l’aumento di capitale per salvare Mps non può essere inferiore a 8,8 miliardi di euro. Chiede in pratica, la Bce, un ulteriore esborso di 3,3 miliardi di denaro pubblico.

I 5,5 miliardi pubblici non bastano a salvare il Mps

La richiesta dell’Eurotower di Francoforte ha avuto su Adusbef e Federconsumatori o stesso effetto ella goccia che traboccare il vaso. Non a caso, infatti, nella loro nota, i consumatori parlano di risparmiatori, lavoratori e contribuenti «già truffati perché costretti a pagare la gestione scellerata del credito e del risparmio del sistema bancario e l’assenza di vigilanza, che ha visto crac e dissesti di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza, bruciando oltre 50 miliardi di euro (18,7 miliardi per le banche venete, 3,1 miliardi per le 4 in risoluzione, 32 miliardi per Mps)».