Poletti nella bufera anche per il figlio. Mozione di sfiducia, Gasparri: voto sì

Il ministro della gaffe sui “cervelli in fuga che non sono tutti questi grandi geni, anzi…” rischia di essere mandato a casa dal Parlamento e da una maggioranza trasversale. È stata depositata questa mattina al Senato una mozione di sfiducia nel confronti di Giuliano Poletti, firmata dai senatori di Sinistra italiana, del M5S, della Lega e di alcuni senatori del Gruppo Misto. “Il Ministro – si legge nella mozione – ha nelle ultime settimane dato riprova di un comportamento totalmente inadeguato al suo ruolo, esprimendosi in più di un’occasione con un linguaggio discutibile e opinioni del tutto inaccettabili.  In particolare – si legge nella nota di Sinistra Italiana – la mozione di sfiducia ricorda la dichiarazione inaccettabile e che compromette la libertà di voto dei cittadini del Ministro Poletti sulla possibilità di evitare il referendum sul Jobs Act grazie allo scioglimento delle Camere e alla convocazione delle elezioni politiche, e le affermazioni gravissime dello stesso Ministro sui giovani italiani costretti a cercare lavoro all’estero». Anche Maurizio Gasparri, di Forza Italia, su Twitter, ha annunciato che voterà sì alla mozione.

Le polemiche sul figlio 

Nelle stesse ore in cui il ministro provava a scusarsi, con un video su Fb, per la gaffe sui cervelli in fuga all’estero, il Fatto Quotidiano ha svelato anche la vicenda del figlio Manuel (nella foto), che lavora in Italia, e non all’estero, perché ha un posto di lavoro in una coop, una di quelle che sotto il controlo del padre, che vive grazie a  soldi pubblici.

Flash mob contro Poletti

Stamane una ventina di manifestanti ha portato al ministro Giuliano Poletti un biglietto di sola andata per una nota destinazione, “quel paese”. I dimostranti chiedono le dimissioni del ministro dopo le sue parole sui giovani espatriati, “conosco gente che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più’ fra i piedi”, aveva detto Poletti lunedì 19. Sono frasi “indegne e offensive” si legge in una nota di Act! agire, costruire, trasformare, uno dei promotori del flash mob, “l’ultimo episodio della guerra contro una intera generazione innescata da Giuliano Poletti e dall'(ex) Governo più giovane della storia repubblicana, una guerra condotta con una notevole varietà di insulti, ma soprattutto a colpi di precarietà” a partire dalla liberalizzazione dei voucher. “Non solo non è stata sconfitta la precarietà come promesso dal precedente governo”, continua il testo, “al contrario le politiche messe in campo hanno ottenuto un livellamento verso il basso dei diritti, una redistribuzione delle risorse dal basso verso l’alto, il contenimento dei salari e del welfare”. Alla mobilitazione, che si svolge anche sul web con l’hashtag #Polettifuoridaipiedi hanno aderito tra gli altri Adi, Arci, Flc Cgil e Link.