Morti in corsia, interrogati gli amanti assassini. Sono già 80 i casi sospetti

Per le morti in corsia nell’ospedale di Saronno il senso di orrore e di impotenza si accresce di giorno in giorno. Man mano che altri particolari inquietanti vengono a galla. Colpisce in modo particolare il silenzio di chi sapeva e ha taciuto. Una rete assurda e maledetta di complicità che getta un’ombra inquietante sull’ospedale e sui medici che vi operano. I due arrestati, il medico anestesista Leonardo Cazzaniga, e l’infermiera Laura Taroni sono comparsi oggi davanti al gip. La donna non ha risposto alle domande, Cazzaniga invece – secondo il suo legale – avrebbe risposto ad alcune domande in modo circostanziato, ad altre in modo più generico. 

Il famigerato metodo Cazzaniga

Oltre ai cinque omicidi volontari aggravati contestati alla coppia di amanti, gli inquirenti stanno passando al setaccio 50 cartelle cliniche, un numero destinato ad aumentare. Il Corriere riporta oggi un dato allarmante: i casi sospetti sono già 80.  Omicidi di pazienti in ospedale con il famigerato “metodo Cazzaniga”, del quale nella struttura qualcuno era a conoscenza, ma anche del marito della donna, morto a casa ma che, dagli elementi in mano agli investigatori e alla Procura di Busto Arsizio, va inserito nella volontà dei due “di porre fine al vincolo matrimoniale e anche alla vita” dell’uomo nei confronti del quale “l’indagata aveva maturato profondo rancore”, e che le avrebbe anche chiesto, sostiene la Taroni intercettata, “rapporti intimi di natura non graditi”.

Non solo morti in corsia, c’era anche un cugino da fare fuori

Oltre che a pazienti dell’ospedale, i due organizzavano anche una distruttiva azione nei confronti della famiglia di lei. Emerge, infatti, anche l’idea di uccidere un cugino acquisito dell’infermiera, ‘colpevole’ a detta dei due amanti, di vivere alle spalle della moglie. “I due indagati – annotano i pm nella richiesta d’arresto – parlano dell’omicidio come un modo per risolvere tutte le situazioni con disarmante tranquillità”.

Ansiolitici anche al figlio dell’infermiera

Laura Taroni in carcere si dice “molto preoccupata per i due figli” (mentre in alcuni intecettazioni diceva di “poterli uccidere”). I due bambini sono ora affidati a una struttura protetta. Dalle intercettazioni è emerso che almeno a uno dei due la donna somministrava massicce dosi di ansiolitici, tanto che l’amante aveva spiegato al piccolo, che chiedeva perché, che ormai “era assuefatto”.

L’ospedale sapeva dal 2013

Il personale medico che non era a conoscenza del metodo Cazzaniga si dichiara adesso sconvolto ma i pm evidenziano che già esisteva una relazione interna sull’operato di Cazzaniga del 2013 che, pur assolvendo il medico assassino, ne sottolineava i metodi non ortodossi. “Elemento degno di considerazione – vi si legge – è la peculiarità dell’approccio terapeutico del dottor Cazzaniga (analgesici oppioidi + benzodiazepine + ipnotici) che non trova analogo riscontro nei casi analoghi trattati dagli altri medici del Pronto soccorso. E’ indubitabile che le dosi dei farmaci somministrati nei casi selezionati sembrano superare, in modo evidente, i valori indicati nel prospetto esemplificativo contenuto nelle linee guida…”. Insomma le scelte terapeutiche dell’indagato “non erano comuni a nessuno dei colleghi in servizio presso l’U.O. di Pronto Soccorso”. Circostanze, queste, che invece dovranno chiarire altri dipendenti dell’ospedale, anch’essi indagati ma a piede libero.

Molti familiari di chi è deceduto in quell’ospedale ora vogliono sapere

Molti familiari di persone decedute in quell’ospedale chiamano ora i carabinieri per vederci chiaro: il sospetto terribile è che Cazzaniga abbia operato anche nei loro confronti come un “angelo della morte”. Un sospetto atroce, che dovrebbe far riflettere quanti a cuor leggero propendono per l’eutanasia. Il passo tra la pietà per i malati terminali e l’assenza totale di rispetto per la vita umana può infatti diventare brevissimo in caso di una legge che autorizzi a mettere fine alle sofferenze di un paziente.