“Mission impossible” per il pluricondannato Navalny: sfiderà Putin

Alexiei Navalny sfida Vladimir Putin. «Prenderò parte alla battaglia per il posto di presidente», ha annunciato il leader dell’opposizione russa in un video pubblicato su internet. L’appuntamento col voto è per il marzo del 2018, ma la gara inizia già adesso e il sedicente blogger anticorruzione – pluricondannato però – ha già lanciato un sito web dedicato proprio alla sua candidatura: 2018.navalny.com. Fino a meno di un mese fa la strada verso la presidenza era preclusa all’oppositore: a sbarrargliela era una condanna a cinque anni di reclusione inflittagli nel 2013 (e poi mitigata in appello dalla condizionale). La svolta è arrivata a novembre, quando – dopo che la Corte europea per i diritti dell’Uomo, che non ama molto Putin e la Russia, ha stabilito che l’oppositore non aveva goduto di un giusto processo – la Corte Suprema russa ha revocato la condanna e ha ordinato di riesaminare il caso. Il 5 dicembre è così cominciata a Kirov la ripetizione del processo che vede il giurista 40enne accusato di aver orchestrato nel 2009 – quando era consigliere del governatore locale, Nikita Belikh – la vendita sottocosto di oltre 10 mila metri cubi di legname ai danni della ditta pubblica KirovLes per un valore di circa 500.000 dollari. Ovviamente Navalny sostiene che dietro questa imputazione vi siano solo motivi politici, ma certo se anche il “processo bis” dovesse concludersi con una condanna, il dissidente rischierebbe di essere nuovamente estromesso dalla corsa al Cremlino.

Navalny ha avuto diversi problemi con la giustizia

Per adesso sembra solo una “missione impossibile”. Secondo un sondaggio condotto a fine novembre dal centro demoscopico Levada, il rating di popolarità di Putin in Russia ha infatti raggiunto quota 86%, eguagliando il livello record del novembre del 2008. Le chance per questo arruffapopoli delle rivolte antigovernative del 2011 e del 2012 sono insomma, almeno per il momento, piuttosto scarse. E lui ne è perfettamente consapevole: «So – dice – quanto sarà difficile opporsi al potere attuale e alla sua macchina della propaganda. Comprendo molto bene che la stessa candidatura non sarà semplice». Il riferimento è alla spada di Damocle che pende sulla sua testa per il processo KirovLes, ma Navalny ha avuto anche altri problemi con la giustizia. Alla fine del 2014, per esempio, in un altro processo Alexiei Navalny e suo fratello Oleg si sono visti infliggere tre anni e mezzo di reclusione per una truffa alla società francese di cosmetici Yves Rocher. All’oppositore è stata concessa la sospensione della pena, ma Oleg dietro le sbarre c’è finito per davvero. Navalny comunque ci prova. Tre anni fa, quando si candidò a sindaco di Mosca raccolse più di un quarto dei voti e arrivò a un soffio dal costringere al ballottaggio “l’uomo di Putin”, Serghiei Sobianin. Adesso torna ai nastri di partenza per una poltrona molto più importante. Ma Navalny – che pure nel 2007 è stato espulso dal partito d’opposizione Iabloko per le sue opinioni nazionaliste – punta anche su un sistema giudiziario più equo e denuncia la propaganda che domina i media e la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi.