Messa per il boss, il sindaco al parroco: «Vattene da Grumo Appula»

Se non ci fossero di mezzo un morto ammazzato e una storiaccia di mafia, lo scontro tra don Michele Delle Foglie, controverso parroco di Grumo Appula  e Michele D’Atri, il sindaco di quel paese di 13mila anime alle porte di Bari, ben potrebbe rievocare le celebri scazzottature tra Peppone e don Camillo nell’infuocato scenario della Bassa padana nell’immediato dopoguerra. Ma di mezzo c’è la mafia e un boss, Rocco Sollecito, ucciso in un regolamento di conti tra clan rivali che a Montreal, Canada, si contendono le piazze dello spaccio della droga. Al parroco è venuto in mente di invitare i fedeli alla messa (poi annullata) in suffragio del “pezzo da 90” con un manifesto in cui si è detto «spiritualmente unito» alla famiglia colpita dl lutto.

Michele D’Atri scrive al vescovo: «Lo cacci da Grumo Appulo»

Un protagonismo che al sindaco D’Atri non è piaciuto neanche un po’. Tanto è vero che ha deciso di appellarsi direttamente al vescovo invitandolo «dopo l’ennesima segnalazione» a prendere gli opportuni «provvedimenti». «Credo – ha proseguito il primo cittadino – che su don Michele Delle Foglie ci sia un profilo di incompatibilità col territorio per via dell’attività imprenditoriale della famiglia che sta tentando di aprire da anni il più grande impianto di compostaggio della regione in contrasto con il volere dell’Amministrazione comunale». Una dichiarazione probabilmente destinata ad illuminare sotto una luce nuova la discutibile iniziativa del parroco di Grumo Appula.

Cittadini disorientati dal clamore mediatico

Per la verità, secondo quanto ricostruito dallo stesso D’Atri, subito dopo l’affissione del manifesto con cui il parroco invitava i fedeli a partecipare alla celebrazione religiosa, il sindaco aveva provveduto ad informare le forze dell’ordine e la curia. la guerra tra il sindaco e il parroco di Grumo Appula non erano certo una novità per il vescovo di Bari, Francesco Cacucci. Proprio D’Atri ha ricordato di aver più volte segnalato al presule comportamenti «non condivisibili tenuti dal parroco» che «hanno letteralmente spaccato in due la comunità civile e religiosa di Grumo Appula, arrivando a chiudere le porte della chiesa persino ad una statua della Madonna in processione». Tra i due, sindaco e sacerdote, i rapporti dovevano essere ridotti ai minimi termini. «Lui usa il pulpito – è l’accusa di D’Atri – per sbraitare con chi si mette contro le sue posizioni». A Grumo Appula, intanto, i cittadini assistono un po’ spaesati a questa “botta” di celebrità non attesa e non richiesta. «Popolo di ignoranti», li ha definiti don Michele in un’intervista alla stampa. «Piuttosto è gente per bene che preferisce restare in silenzio di fronte a tanta arroganza», è la replica del sindaco. Speriamo che abbia ragione lui.