Merkel: “Triste per le dimissioni di Renzi”. Ma per l’addio di Berlusconi esultò

Angela Merkel «ha appreso con dispiacere» delle dimissioni di Matteo Renzi dopo la vittoria del No al referendum costituzionale. Lo riferisce il portavoce della cancelliera tedesca. La Merkel ha sempre sostenuto le riforme promosse dal governo Renzi ma ritiene importante «rispettare la decisione democratica presa dai cittadini italiani» che hanno votato No al referendum costituzionale. Lo riferisce il portavoce della cancelliera tedesca Steffen Seibert sottolineando che Merkel «ha lavorato bene e con fiducia con Renzi» e che la Germania è pronta a collaborare con il prossimo governo italiano.

La Merkel e il suo ministro degli Esteri “preoccupati”

Il governo di Berlino ha incassato come una brutta battuta d’arresto il risultato del referendum e le dimissioni di Renzi. Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha auspicato una rapida soluzione della crisi in Italia dicendo di guardare «con preoccupazione» l’esito del referendum. Intervenendo ad Atene dove è in visita ufficiale, Steinmeier ha detto che il risultato «non è certamente un contributo positivo in uno dei momenti più difficili per l’Europa», come riportano diversi media tedeschi. Il ministro ha aggiunto di credere che Renzi «abbia fatto quanto giusto e necessario, ma per questo non è stato premiato dagli elettori».

Nel 2011 il “complotto” della Merkel contro Berlusconi

Torna alla memoria come si comportò invece la Merkel nel 2011 con l’allora premier italiano, Silvio Berlusconi. Rileggiamo la ricostruzione del Wall Street Journal. A Berlino era «una fredda serata d’ottobre» quando Angela Merkel violò «la regola non scritta che vieta a un Paese dell’Ue di intervenire nella politica interna di un altro membro». Ma troppo alto era il rischio di un collasso dell’euro: la cancelliera chiamò allora il presidente Giorgio Napolitano e «incoraggiò gentilmente l’Italia a cambiare il suo primo ministro se Silvio Berlusconi non fosse riuscito a cambiare l’Italia». Un “incoraggiamento” portato avanti anche a colpi di spread che portò il governo dei “tecnici” impostoci dalla Ue, guidato da Mario Monti e che tanti danni ha provocato all’economia italiana.