Salvini: «I vip che votano si? Sono quelli che ricevono i contributi pubblici»

Mancano una manciata di giorni alla consultazione referenderia e tra rivendicazioni politiche e considerazioni riformiste, il leader della Lega Nord non ha dubbi su quello che sarà lo scenario post-referendario e su come agiranno gli elettori alla prova delle urne. E così, tra denunce sociali e prospettive parlamentari, il numero uno del Carroccio protagonista delle ultime ospitate mediatiche prima del voto traccia un bilancio al vetriolo di quest’ultima campagna propagandistica e dei suoi protagonisti, blasonati e non. A partire dal presidente del consiglio, al quale non lesina metafore ardite, come l’ultima proposta al forum dell’Ansa di 24 ore fa: «Renzi? Compare, riappare in ogni meandro e loculo, sembra di essere a Cuba con Fidel, io da tempo chiedo un confronto pubblico, ma lui scappa»…

Salvini, ecco come voterà il popolo dei vip. E perché

Ma Renzi è solo il primo dei bersagli mobili nel mirino polemico del leader del Carroccio: e così, ospite del salotto tv di Porta a Porta, Salvini allarga il campo delle dissertazioni e dei pronostici al target elettorale, suddividendolo in due fazioni principali: quella della «gente che vota con la propria testa e non perché, ad esempio, lo dice il capo di Confindustria», e quella protagonista dei salotti vip, sulla quale Salvini adombra il dubbio del voto “interessato”. «Non voglio pensare male – ammicca il leader leghista – ma la gente famosa che vota sì lo fa perché ha contributi pubblici per film, spettacoli o per le associazioni. Marchionne, per esempio, vota si? È chiaro: con tutti i soldi che i cittadini hanno dato alla Fiat, si può dire che è nostra, e con i contributi che ha avuto è quindi normale che voti sì»… Poi rilancia più genericamente la sua posizione in campo, ribadita una volta di più con fermezza e schiettezza: «Il mio no è nel merito perché si vota sulla Costituzione, quindi invito chi ha la forza di essere ancora davanti alla tv di leggere la riforma: non fidatevi solo dei politici»…

«Se vince il No il Colle proverà a fare due, tre governi»

Non solo: tornando sul dopo-referendum, Salvini ipotizza che «se vincesse il Si avremmo una pessima Costituzione. Renzi immagina di rimanere al governo per 20 anni. E secondo me andrebbe a elezioni anticipate comunque per il regolamento dei conti interno al suo partito». E ancora: nel delineare quello che è a sua detta lo scenario post elettorale possibile che si aprirà lunedì 5 dicembre, il leader della Lega sottolinea anche come, in caso di vittoria del No, anche se Renzi si dovesse dimettere, il presidente della Repubblica, contando su una pattuglia di parlamentari che non vogliono andare al voto, «proverà uno, due, tre volte a fare un governo… E – sottolinea Salvini, ribadendo che il suo obiettivo è quello di andare al voto il prima possibile – il mio auspicio è che non ci riesca»…

Salvini ancora sullo scenario post-elettorale

Se vince il No – ha proseguito il numero uno della Lega dal talk politico di viale Mazzini – non c’è nessun cataclisma, non ci sono le cavallette, se vince il si, però, si firma un assegno in bianco a Renzi. Ma dopo Renzi no c’è solo Grillo. Se vince il no, infatti, noi proporremo di cambiare la riforma ma insieme, e non come ha fatto il premier che l’ha confezionata come e perché la vuole l’Europa»… «Questa riforma – affonda quindi il colpo Salvini – è dettata dalle banche affari e dalla signora Merkel per far diventare l’Italia un loro centro commerciale: e io non voglio lasciare ai miei figli un Paese così. La costituzione non la cambi ogni 15 giorni, quindi se devi farlo, fallo bene», ha denunciato Matteo Salvini in risposta alle sollecitazioni di Vespa e degli altri ospiti in studio, chiosando con ancora più veemenza dialettica e incisività polemica: «Sciacalli, avvoltoi!», ha aggiunto salvini scagliandosi contro le banche, le agenzie di rating e i media soprattutto americani che hanno preso le difese della riforma Renzi invitando gli italiani a votare Sì. «Se Goldman Sachs, J.P Morgan, Financial Times ci dicono di votare sì – ha quindi sostenuto l’esponente leghista – è evidente che gli italiani sapranno cosa fare e voteranno No. L’Italia non è un paese in vendita»…