Mattarella contrario al voto prima dell’approvazione di una legge elettorale

Altro che prendere tempo per escogitare un’uscita ordinata dalle crisi più difficili, com’era prassi nella Prima Repubblica (ma pure nella Seconda). La fuga in avanti attribuita ieri per molte ore a Matteo Renzi era il contrario di questo. Prevedeva un rapidissimo voto del Senato sulla legge di Stabilità, oggi, con la quasi contestuale direzione di un Pd già descritto tutto sulla sua linea, e successiva salita del premier al Quirinale verso sera. Da dimissionario che, dopo l’insuccesso referendario, vuole portare lui il Paese alle urne, togliendo al capo dello Stato ogni altra soluzione, si legge su “il Corriere della Sera“.

Mattarella auspica «Scelte di buon senso»

Un piano bruciante, dal punto di vista del Colle, e non soltanto per la velocità. Ma era un azzardo, uno scatto d’umore o una calcolata prova di forza per saggiare certe reazioni politiche? I dubbi sono rimasti in sospeso perché, dopo una serie di confronti e contatti politici, le cose sono di colpo cambiate. Per una decisiva indiscrezione dal Colle: «È inconcepibile indire elezioni prima che le leggi elettorali di Camera e Senato vengano rese tra loro omogenee. Il risultato del referendum ha confermato un Parlamento con due Camere, regolate da due leggi elettorali profondamente differenti, l’una del tutto proporzionale, l’altra fortemente maggioritaria con forti rischi di effetti incompatibili rispetto all’esigenza di governabilità». Perciò, secondo Sergio Mattarella, una nuova legge elettorale sarebbe «una soluzione obbligata prima che di buon senso». Per lui in questa complessa partita gioca un ruolo cruciale pure la sentenza della Consulta, attesa per il 24 gennaio. «Ovvie ragioni di correttezza istituzionale richiedono prima di andare a nuove elezioni di attendere le conclusioni di quel giudizio il cui esito non è ovviamente prevedibile».