Mafia, inchiesta “Ermes 2”: le mani di Matteo Messina Denaro sugli appalti

Emerge anche da “Ermes 2“. La figura del capomafia latitante Matteo Messina Denaro aleggia in tutte le intercettazioni. Il suo nome non si fa mai direttamente. Gli inquirenti lo deducono dal contesto e dalle allusioni, ma che ci sia lui dietro gli affari del trapanese non c’è dubbio. E’ ancora la primula rossa di Cosa nostra a decidere la spartizione dei lavori pubblici. Sono le sue imprese ad aggiudicarsi le fette più grosse. E l’eolico continua a essere uno dei business del padrino di Castelvetrano. Soldi e ancora soldi. E gli immancabili pizzini. C’è il mondo della mafia trapanese nell’inchiesta, denominata “Ermes 2”, prosecuzione di un’altra indagine coordinata dalla dda di Palermo, che ha portato a 11 misure cautelari. L’imprendibile boss viene soprannominato “quello di l’ogghiu“, quello dell’olio. “Parlarci direttamente è impossibile“, dice nelle conversazioni intercettate Epifanio Agate, figlio dello storico capomafia Mariano, coinvolto nel blitz. Ma Messina Denaro è vivo e continua a mettere le mani sugli appalti. “Ermes 2” conferma inoltre i saldi contatti tra il clan mafioso di Mazara del Vallo, retto da Vito Gondola, e quello di Castelvetrano, e svela gli accordi per dividersi i lavori pubblici. Arbitro unico della spartizione è Messina Denaro, a cui Gondola si rivolge per dirimere le controversie insorte tra le ditte. Come nel caso della realizzazione del parco eolico di Mazara del Vallo “Vento Divino“. Due imprese mafiose di Castelvetrano, riconducibili a Giovanni Filardo e Lorenzo Cimarosa, parenti del latitante, e la MESTRA s.r.l., di Carlo e Giuseppe Loretta, ora arrestati, arrivano ai ferri corti. I Loretta non tollerano l’invasione di campo delle imprese di Castelvetrano, “ree, secondo una logica tipicamente mafiosa, – scrivono i magistrati – di aver acquisito un’imponente commessa nel territorio ricadente nel mandamento mafioso di Mazara del Vallo” che ritenevano “cosa loro“. Soltanto l’autorevole e decisivo intervento di Gondola, uomo vicinissimo a Messina Denaro, consente di sanare il conflitto e di raggiungere un’equa spartizione dei lavori tra le imprese mafiose. “Dall’operazione emerge uno scenario tipico di come opera Cosa Nostra: la riconversione, con persone pulite, delle società sottoposte ad interdizione antimafia e quindi escluse dagli appalti”, commenta il questore di Trapani, Maurizio Agricola. “Ermes 2”, che ha anche portato all’obbligo di dimora per un giornalista freelance accusato di intestazione fittizia di beni, svela anche la pericolosità del clan mazarese. Il boss Vito Gondola e il suo imprenditore di fiducia Carlo Loretta vengono sorpresi a discutere all’interno di una autofficina di Mazara e ammettono candidamente di essere in grado di arrivare a uomini delle istituzioni per avere informazioni su indagini in corso.