La caduta di Renzi: i bluff e la triste uscita di scena di “frottolo”

Come ampiamente previsto secondo gli insegnamenti di Carl Gustav Joung il ciclo dell’eroe si è concluso. Renzi è caduto, abbattuto dal popolo sovrano. Sarà opportuno fare un’analisi dei suoi errori, ma non sulla base del percorso politico, bensì passando in rassegna i suoi comportamenti rispetto al contesto politico. Renzi, estroso e creativo, ma la bizzaria fa parte dei comportamenti bipolari tipici, intuisce un percorso per affermarsi politicamente e declinare le sue idee nel sistema politico italiano. Elezione a Presidente della Provincia di Firenze, a Sindaco di Firenze, a Segretario del PD, a Presidente del Consiglio: tutto in dodici anni, un pò troppo poco per reggere un salto di qualità così impegnativo.

Il tempo nelle cose non è una variabile indipendente, il tempo ha un senso e una funzione, per acquisire esperienza e poter elaborare i progetti. L’accelerazione esagerata porta all’incidente: così è accaduto. Quale è stato il motore trainante di Renzi, già sperimentato nel corso del suo mandato di Sindaco a Firenze, dove non ha concluso molto, ma era riuscito a dare l’idea di aver fatto tante cose? Si chiama il “rilancio”. Ad ogni occasione lui ha spostato l’asticella più avanti. Sempre nuove proposte, nuovi obiettivi, tutti contenuti in un incalzante meccanismo di comunicazione. Ma spessore reale poco. E i bluff vengono a galla sempre, ci vuole solo un pò di tempo. Innanzitutto l’accelerazione estrema toglie il tempo della riflessione e della condivisione. Cioè l’azione a colpi di mano, o a colpi di nomine. Se il problema fosse solo gestire il “Palazzo”, Renzi ce la poteva fare perchè il suo mixer di fantasia, determinazione, perfidia, spietatezza era perfetto. Ma la politica vera, quella con la P maiuscola, non è gestire il Palazzo del potere, ma gestire le istituzioni, la società, l’economia, la sicurezza, la vita di un popolo.

Qui Renzi le ha sbagliate tutte. Ha dato peso a cose secondarie spacciandole per spettacolari e ha trascurato i fondamentali. Ha dichiarato che l’occupazione è aumentata, le tasse sono diminuite, l’economia sta riprendendo, le imprese hanno aumentato la produttività e la casta politica era all’angolo. Renzi, cioè Frottolo, il nome dell’ottavo nano, quello che non c’e’, che pontificava su tutti i canali televisivi, su tutte le testate dei giornali, su tutti i palcoscenici del mondo, da Washington a Bruxelles, da San Pietroburgo a Parigi, dalla Cina all’Afghanistan e in giro per l’Italia in ogni dove, dalle fabbriche alle sfilate militari, dai Comuni ai luoghi del terremoto, dal Sud al Nord, senza misericordia, non ne ha azzeccata una. La sola comunicazione non basta: un conto le frottole, un conto i fatti. Renzi ha smarrito il “principio di realtà” che è essenziale nella vita e a maggior ragione nella vita pubblica. La realtà che lui ha costruito è stata una realtà virtuale, e purtroppo è riuscito ad ingannare tanti che gli hanno dato fiducia o comunque una apertura di credito. Che lui non ha onorato ed i nodi sono venuti al pettine con un risultato di 40% contro 60% degli elettori, malgrado la macchina comunicativa e le strumentalizzazioni messe in piedi, compresa quella della paura sul futuro, che proprio lui ha compromesso con un ulteriore indebitamento di oltre cento miliardi di euro . Occupati tutti i giornali, alcuni come “Libero” ed il “Tempo” addirittura acquisiti per essere fermati come oppositori. Non parliamo del “Foglio” dove il Vice Direttore, Alessandro Giuli, non renziano, è stato cacciato per normalizzare quella voce e l’imprenditore Cerasa, il padre del Direttore Claudio Cerasa, ha gestito il cambio di Governance della proprietà. Così come la decapitazione della Rai per sottometterla alla sua volontà, come Banche, Enti, Ministeri, Associazioni di categoria, aziende pubbliche e private.

Renzi e il delirio di onnipotenza

Ma come dicevamo prima, tutto questo non è bastato. E’ tipico della dilatazione dell’onnipotenza pensare che si possa essere simili a Dio e quindi essere onnipotenti, facendo tutto da soli. Ma l’umano non è il Divino e Renzi va tristemente a casa. Dobbiamo toglierli anche l’idea di risorgere, cosa che lui già coltiva dentro di sè, ma che va sterilizzata per il bene dell’Italia. Dal caso Renzi anche il centrodestra deve imparare. Manifestazioni di onnipotenza l’hanno data in passato Berlusconi e Fini e tutti sanno come è andata a finire. Non devono ripetere gli stessi errori Salvini e la Meloni. Rottamare tutti non ha portato bene a Renzi e con perfida acidità l’ha ricordato D’Alema non appena giunti i risultati del voto referendario. Così come coltivare la cricca di amici, il cerchio magico del “Giglio fiorentino”, così come in passato quello di Berlusconi, Fini e Bossi. La regola all’interno di qualsiasi maggioranza e di qualsiasi Partito è condividere, coinvolgere, discutere. Spesso le discussioni, anche logoranti, fanno evitare tanti errori. In medicina, nella clinica, un collaboratore che ti contrasta spesso ti fa riflettere ed evitare un errore fatale; così è in politica, nella pubblica amministrazione, ma anche in una azienda privata. Ora va scongiurato un governo tecnico alla Padoan e occorre puntare ad un governo istituzionale che abbassi i contrasti parlamentari e che ci porti al voto, ma non in tempi troppo rapidi perchè il centrodestra ha bisogno di un pò di tempo per ristrutturarsi, individuare la leadership e ripartire vincente, mentre il centrosinistra avrà ora molto da fare al suo interno per elaborare una sconfitta che lo divide profondamente come classe dirigente e sul progetto di futuro. Nel frattempo è bene dare ai 5 Stelle il tempo di fare emergere la loro incapacità ad essere Partito di Governo, ma essere solo un grande movimento contenitore di rabbia e insofferenza. Abbiamo tempo, ma c’è poco tempo.