La Bce affossa il Mps: no alla proroga. Ora tocca a Pantalone metterci i soldi

La mattinata era cominciata bene, con il titolo del Monte dei Paschi di Siena (Mps) in rialzo (+0,9) in Borsa. Un avvio promettente che faceva ben sperare in merito alla richiesta di prorogare di venti giorni l’aumento di capitale, imoltrata dai vertici della banca senese al Consiglio di vigilanza della Bce,  si esprima sulla richiesta di prorogare di 20 giorni il termine per l’aumento di capitale.

Il titolo Mps sospeso in Borsa dopo il rifiuto

Ma la risposta arrivata è stata di segno opposto e la richiesta, motivata co il mutato contesto politico-finanziario seguito al referendum del 4 dicembre, è stata respinta dalla Bce. Le conseguenze del rifiuto opposto dal Consiglio di vigilanza sono state immediate: il titolo è precipitato dl 4,5 per cento ed è stato sospeso in Borsa in asta di volatilità. L’unica strada praticabile in grado di assicurare la ricapitalizzazione dell’istituto senese è ora l’intervento dello Stato. E questo spiegherebbe anche la partecipazione di Marco Morelli e Alessandro Falciaci, rispettivamente amministratore delegato e presidente del Mps, che hanno partecipato ad una riunione al ministero dell’Economia alla quale oltre al ministro Pier Carlo Padoan erano presenti anche gli advisor Jp Morgan e Mediobanca, anche se, secondo quanto hanno precisato fonti del Mef, l’incontro è servito per fare il punto della situazione e non si sarebbe parlato di decreto. Smentite a parte, resta evidente che il no della Bce alla richiesta di  proroga per l’aumento di capitale rende di fatto impossibile realizzare la ricapitalizzazione sul mercato, secondo quanto previsto dal piano messo a punto dagli advisor Jp Morgan e Mediobanca. Lo confermano fonti vicine all’operazione. Per mettere in sicurezza Mps e aiutarlo a raccogliere capitali servirà dunque l’intervento dello Stato, con il Tesoro al lavoro per un decreto legge che potrebbe vedere la luce nel fine settimana.

Jp Morgan e Mediobanca si sfilano dal salvataggio

Ma al salvataggio del Monte dovranno con ogni probabilità contribuire anche i titolari delle obbligazioni subordinate emesse dalla banca. Molto critico con il governo guidato dal suo stesso partito è Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, a Omnibus su La7: «Sono mesi – ha detto – che parlo della necessità di un intervento pubblico sulle banche, rimanendo inascoltato. Ma, com’è noto, in questi mesi è mancata l’umiltà di ascoltare chi la pensava in maniera diversa».