In Italia 373 detenuti radicalizzati, sono quasi tutti immigrati clandestini

I più pericolosi sono 172 detenuti radicalizzati. E sono, attualmente, sottoposti a specifico “monitoraggio” in carcere. Poi ci sono altri 64 detenuti radicalizzati. Definiti, nel burocratico linguaggio di uno Stato che si scopre debole e insicuro, “attenzionati“. E’ il livello intermedio di pericolosità. Sono meno temibili dei cosiddetti “attenzionati” ma ben più rischiosi di quelli del terzo gruppo, i cosiddetti “segnalati“. Che sono 137.
In totale 373 soggetti, tutti detenuti radicalizzati reclusi nelle carceri italiane. Quasi tutti immigrati clandestini. Gente venuta in Italia in varie maniere. Anche sui barconi, sfruttando le rotte degli immigrati. Ma mai passata regolarmente per la frontiera.
E’ una relazione del Dap, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, a fotografare il pericoloso fenomeno dei detenuti radicalizzati. Portando alla luce un mondo complesso e temibile. Soprattutto se si considera che quel numero, già tanto alto, non si ferma lì.
Ai 373 detenuti radicalizzati, infatti, vanno aggiunti quelli che ora sono fuori dal carcere. In mezzo a noi. Accanto ai nostri figli. Altri 272 ex-detenuti radicalizzati che nel periodo compreso, dal 1 gennaio 2015 ad oggi, dopo essere stati monitorati, attenzionati e segnalati, attualmente sono stati dimessi dagli Istituti di Pena.
E ora circolano liberamente in giro per l’Italia.
Il monitoraggio, spiegano dal Dap, rappresenta il livello più alto di controllo applicato ai soggetti ritenuti più a rischio. L‘attenzionamento è, invece, quello medio. E la segnalazione è il più basso.
Le procedure prevedono che le informazioni raccolte nelle carceri ma non solo, vengano vagliate dal Nic, il Nucleo Investigativo Centrale della Penitenziaria, che svolge un’approfondita analisi al fine di fornire al C.A.S.A., il Comitato analisi strategiche antiterrorismo, notizie utili a definire eventuali misure da adottare nei confronti dei detenuti da scarcerare.
«La maggior parte dei detenuti osservati – spiegano dal Dap – si trova irregolarmente sul territorio nazionale e non ha riferimenti familiari all’esterno». Sono reclusi, «principalmente per reati legati al traffico di stupefacenti, furti e rapine e normalmente le detenzioni non sono molto lunghe».
Secondo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, «non risultano gruppi estremisti islamici presenti sul territorio italiano in contatto con i detenuti monitorati, né sono pervenute segnalazione da parte degli Istituti circa tale possibilità».
«Emergono, invece, contatti epistolari – svela la relazione del Dap mettendo in guardia da talune “contaminazioni ” – tra soggetti ristretti per reati di terrorismo e associazioni antagoniste italiane, il cui supporto è principalmente quello di pubblicazione delle lettere – denunce dei ristretti in opuscoli anticarcerari».
Quanto ai detenuti in carcere per il reato di terrorismo internazionale, «attualmente i detenuti in carcere per il reato di terrorismo internazionale, che rientrano tra i 172 monitorati, sono 39, di cui 3 con posizione giuridica definitiva, 6 appellanti, 2 ricorrenti e 26 giudicabili». Tra loro vi sono anche 4 donne.