Ingegnere ucciso, la vedova: «Non è stato suo fratello, ne sono convinta»

Parla la signora Elena Grande. È la vedova dell’ingegnere Vittorio Materazzo, ucciso lo scorso 28 novembre davanti la sua abitazione a Napoli. Anche le sue cognate Roberta, Maria Vittoria, Serena e Simona, prendono posizione ufficialmente. Tutte, per dare maggior forza al proprio pensiero, diffondono una nota. «Confermano la piena fiducia nel lavoro degli inquirenti». Ma soprattutto «esprimono la loro convinzione nell’innocenza di Luca».

Indagato il fratello di Vittorio Materazzo

Il fratello di Vittorio Materazzo, Luca, è indagato in stato di libertà per l’omicidio dell’ingegnere nell’ambito dell’indagine condotta dai pm Francesca De Renzis e Luisanna Figliolia e coordinata dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso. Nel comunicato la signora Grande e le sue cognate esprimono anche «il loro fermo disappunto per il modo con cui sono state commentate le esequie del loro compianto, tenutesi nel pomeriggio di venerdì» in merito a una presunta presenza separata dei vari componenti della famiglia al rito funebre.

Troppe le notizie infondate

«Smentiscono, in relazione a tale vicenda, l’esistenza di divisioni e fratture in seno alla famiglia e ribadiscono che l’informazione sul punto fornita, siccome volta a rappresentare un simile quadro, è falsa e infondata e comunque di pregiudizio per i minori coinvolti», conclude così la nota. Comunque, occorreranno ancora alcuni giorni per apprendere l’esito degli esami del Dna disposti nell’ambito delle indagini sull’omicidio dell’ingegnere e imprenditore napoletano. Forse una prima risposta si potrebbe avere nella giornata di lunedì.

Le indagini

Mercoledì scorso nei laboratori della polizia scientifica di Napoli sono stati effettuati i prelievi su una serie di oggetti. Si tratta, in particolare, degli abiti, del casco da motociclista e del coltello abbandonati presumibilmente dall’assassino al corso Vittorio Emanuele, poco lontano da casa, in viale Maria Cristina di Savoia, nei momenti immediatamente seguenti al delitto. Il dna rilevato sui reperti sarà confrontato con quello, prelevato nei giorni scorsi, di Luca Materazzo. L’ingegnere ucciso aveva in corso una controversia per motivi patrimoniali.

Colpito con almeno 30 coltellate

Vittorio Materazzo – sposato e con due figli, di 9 e 12 anni – la sera del 28 novembre scorso venne preso a pugni e poi colpito con almeno trenta coltellate, sulle spalle e sul torace, come emerso dall’autopsia. Infine, il fendente fatale, alla carotide, che gli provocò il decesso. L’ingegnere venne soccorso, ma inutilmente: Materazzo morì sul marciapiede, davanti a casa. Da subito le indagini esclusero altri moventi, indirizzandosi su quello familiare. Materazzo nutriva forti dubbi sulla morte del padre, deceduto nel 2015. Aveva chiesto anche che la salma fosse riesumata. Dopo gli accertamenti preliminari della Procura, però, il Tribunale aveva disposto l’archiviazione, decisione alla quale l’ingegnere si era opposto.