Il tunisino in Italia da clandestino. Poi 4 anni in carcere, ma non fu espulso

“Lasciamo lavorare i tedeschi”, dice Angelino Alfano, neoministro degli Esteri, a chi gli chiede notizie del tunisino super-ricercato in Germania, Anis Amri, perché sospettato di essere il terrorista del camion che ha ucciso senza pietà dodici persone nel centro di Berlino. I tedeschi lavorano e indagano, lo cercano, hanno messo su di lui una taglia di 100mila euro. Ma c’è dell’altro:  mano a mano che si completa il quadro delle notizie sul personaggio i dati si fanno inquietanti e coinvolgono in pieno l’Italia. 

Il percorso seguito dal tunisino

Comincia infatti ad essere più chiaro il percorso seguito da Anis Amri, che secondo la stampa tedesca, aveva contatti con predicatori salafiti accusati di estremismo e arrestati a novembre.  Sarebbe sbarcato in Italia nel febbraio del 2011 quando era ancora minorenne. Lo si apprende da fonti della sicurezza. Il giovane arrivò da solo, come migliaia di minorenni non accompagnati che ogni anno raggiungono il nostro paese. Fu trasferito in un centro di accoglienza in Sicilia. Lì si distinse per avere compiuto atti di danneggiamento e vari reati. 

Processato e condannato a 4 anni

Diventato nel frattempo maggiorenne, è stato arrestato, processato e condannato a 4 anni. Dal carcere è uscito nella primavera del 2015, ma non è tornato libero: nei suoi confronti è infatti scattato un provvedimento di espulsione. Anis Amri è stato così portato in un Centro di identificazione ed espulsione in attesa del riconoscimento da parte delle autorità tunisine, obbligatorio per poter procedere al rimpatrio. Il riconoscimento, però, non è mai arrivato e, trascorsi i termini di legge, al tunisino è stato notificato un provvedimento di allontanamento dall’Italia. Si è allontanato subito? Qualcuno lo ha controllato? Qualcuno ha vigilato sui suoi rapporti con gli estremisti islamisti? Quando si è recato in Germania? Sono questioni sulle quali  Alfano deve rispondere. E soprattutto devono rispondere i nostri Servizi. 

La reazione di Gasparri

L’Italia si conferma dunque terra di passaggio per terroristi e fondamentalisti. Lo fa notare Maurizio Gasparri (FI): “Così è stato certamente per Salah, l’attentatore di Parigi. Ma le cronache giornalistiche di qualche mese fa parlavano anche di una decina di combattenti dello stato islamico sbarcati in Italia e in transito lungo la penisola. Vogliamo sapere: i nostri Servizi segreti cosa stanno facendo? Stanno dormendo? Non hanno nulla da dire di fronte a queste indiscrezioni? La verità è che siamo diventati un Paese senza sicurezza, senza controlli. Il governo Renzi si è distinto per aver invaso l’Italia di immigrati tra i quali si sono infiltrati anche dei terroristi. E questa non è una supposizione. È una certezza. Il governo Gentiloni cosa intende fare?”.