Il Pd bersaniano passa all’attacco del Jobs Act di Renzi: “Rottamiamolo subito…”

«Sul jobs act possiamo intervenire a partire dalla inaccettabile precarietà dei voucher: cosa aspettiamo? Dobbiamo lasciare la difesa di questo nuovo mondo della precarietà estrema a Grillo o a Salvini? La lotta contro le diseguaglianze è e resta il primo vero distinguo tra destra e sinistra». Il primo ad aprire le ostilità contro la legge “bandiera” del governo Renzi è stato Roberto Speranza, della minoranza Pd. “I referendum della Cgil sono stati sottoscritti da oltre un milione di persone ciascuno: ci deve essere il rispetto per queste persone”, sottolinea. «Poletti ha sbagliato, è inaccettabile: lo ribadisco con forza. Un ministro del governo non può dire andiamo al voto così non si fa il referendum. È una scorciatoia sbagliata e irrispettosa», conclude.

Anche Bersani all’attacco del Jobs Act

«Lasciamo stare quanti mesi dura il governo. A volte a far le cose bastano solo poche ore. Il governo deve governare. A iniziare da un intervento sui voucher, poi con una ragionevole tutela nei confronti dei licenziamenti: se non vogliamo fare l’articolo 18, facciamo il “17 virgola”. E bisogna far fare qualcosa sulla scuola e una riflessione strategica sulla sanità», dice a sua volta Pier Luigi Bersani, leader di quell’area minoritaria del Pd. «Bisogna chiedere con forza al governo e al Parlamento di lavorare a una soluzione sul piano del lavoro», aggiunge.

L’altolà di Confindustria

In difesa del Jobs Act arriva immediatamente Confindustria: «In economia come in politica non esiste contemporaneità tra causa ed effetto, aspettiamo gli effetti positivi sull’economia reale e vediamo di non smontare le riforme ancor prima che determinino effetti», dice, in occasione di un vertice sul terremoto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a chi gli chiedeva di eventuali modifiche al Jobs Act.