Grillo si inchina al dio web: meglio la post-verità delle cazzate dei giornalisti

Non è andata giù a Beppe Grillo l’intervista del presidente dell’antitrust Pitruzzella al Financial Times nella quale si punta l’indice contro la post-verità. La post-verità, parola dell’anno 2016, sta ad indicare ciò che un tempo veniva chiamata vox populi, ma troppo spesso si tratta di leggende alimentate dal web e che hanno origine da una bufala o da dati approssimativi e non verificati. Ebbene secondo Pitruzzella in politica la “post-verità è uno dei catalizzatori del populismo e una minaccia alle nostre democrazie”. 

Difende gli umori del web

Beppe Grillo non è d’accordo e in un post sul suo blog difende gli umori del web, così come essi si manifestano, senza filtri e senza la mediazione dei professionisti della comunicazione, cioè l’odiata “casta” dei giornalisti molto spesso oggetto delle polemiche grilline. Per Grillo, dunque, meglio la post-verità delle post-cazzate di giornalisti e politici, tutti insieme parte integrante di un sistema da abbattere. 

La post-verità? Parola usata dai rosiconi

Secondo Grillo, che cita Roberto D’Agostino,  “la post-verità è una definizione usata dai rosiconi che non sono entrati nel ventre della balena del web e quindi non riescono a interpretare i tempi. Parliamo di giornalisti le cui testate hanno avallato per anni bugie ed idiozie di ogni tipo. La post-verità -scrive Grillo- semmai èquella costruita dai giornalisti. Chi vi ha aderito poi si è sorpreso per Grillo, per la Brexit, per la vittoria di Trump e per quella del no al referendum in Italia. Ci raccontano un mondo che non esiste più e chiamano post-verità quello reale”. 

Preparano una nuova Inquisizione

“L’intervista si fa interessante – continua Grillo – quando Pitruzzella spiega come si combatte la post-verità: ‘dobbiamo decidere se lasciare Internet così com’è, il selvaggio west, oppure se regolamentarlo. Penso che queste regole vadano definite dallo Stato. […] Non è compito di entità private controllare l’informazione, questo è dei poteri statali: loro devono garantire che l’informazione è corretta’. Tradotto significa che vogliono fare un bel tribunale dell’inquisizione, controllato dai partiti di governo, che decida cosa è vero e cosa è falso”.

Da Renzi a Napolitano: tutti nemici della rete

Grillo insomma respinge al mittente ogni ipotesi di regole per la rete. Il web va lasciato libero così com’è, con i suoi difetti e i suoi pregi, tra i quali i grillini annoverano purtroppo la possibilità di selezionare la classe dirigente, con le conseguenze che a Roma sono sotto gli occhi di tutti. “Purtroppo Pitruzzella – osserva ancora il leader del M5S non è un pazzo solitario. Il premier fotocopia Gentiloni ieri ha detto che gli strappi nel tessuto sociale del Paese sono causati anche da Internet. Per il sempregrigio Napolitano ‘la politica del click è mistificazione’. Renzi è convinto di aver perso il referendum per colpa del web”.

Vogliono controllare internet

Per questo ora sono “tutti uniti contro il web. Ora che nessuno legge più i giornali e anche chi li legge non crede alle loro balle, i nuovi inquisitori vogliono un tribunale per controllare internet e condannare chi li sputtana. Sono colpevole, venite a prendermi. Questo Blog non smetterà mai di scrivere e la Rete non si fermerà con un tribunale. Bloccate un social? Ne fioriranno altri dieci che non riuscirete a controllare. Le vostre post-cazzate non ci fermeranno”,