Grillo a testa bassa contro Renzi: “Bugiardo, fatti da parte come promesso”

Se c’è un’immagine che può stigmatizzare la domenica politica che volge al termine è quella di Renzi, frastornato, con le mani nei capelli. All’interno, in casa Dem, dove si è consumato solo l’ultimo atto dell’interminabile saga  della resa dei conti tra i frondisti della minoranza Pd contro l’establishment al vertice, sono volati stracci e parole grosse, anzi, parolacce. Poco distante, il fuoco nemico aperto appena fuori Largo del Nazareno ha visto nuovamente il leader movimentista Grillo sferrare l’ultimo attacco digitale contro l’ex premier, bersaglio mobile anche nell’agorà del web (e non solo sul fronte grillino). E così, facendo dire al bue quanto l’asino sia cornuto, dal suo blog il numero uno dei Cinquestelle ha rilanciato: “Hai perso perché sei bugiardo e gli italiani lo sanno. Non hai avuto neppure l’accortezza di fare un bagno di umiltà. Ti sei ripresentato al popolo con l’arroganza di sempre. Mantieni la promessa, fatti da parte”.

Il lungo j’accuse di Grillo a Renzi

Certo non è il momento migliore per Grillo: i suoi crociati capitolini – sindaco Raggi in testa a tutti – non brillano proprio per trasparenza e irreprensibilità ma, si sa, è sempre più lampante la pugliuzza nell’occhio nemico che la trave che offusca la nostra vista, e così, nel disperato tentativo di spostare l’attenzione altrove, rivolgendosi via blog a Matteo Renzi, il leader M5S continua sottolineando: “Noi vogliamo andare al voto subito, con una legge elettorale che abbia il vaglio della Consulta. Tu vuoi aprire il mercato delle vacche e allungare il brodo per discussioni infinite sulla legge elettorale? Risparmiarcelo”… E ancora: “Avevi detto il 12 gennaio, Con un gesto di coraggio e dignità, se si perde il referendum, smetto di fare politica. E poi il 15: Ho già preso il solenne impegno, se perderemo il referendum lascio la politica. E poi invece, ancora tu. E ci scappa da ridere. Ancora tu oggi da segretario del Pd a dire cosa deve fare il Parlamento per la legge elettorale. Tu che hai lasciato un disastro nel Paese, morale, economico e istituzionale. Hai fiaccato moralmente e spaccato in due il Paese sul tema della Costituzione proponendo una riforma che nessun italiano aveva dato mandato di fare a te, non eletto. Hai lasciato un disastro economico con il record assoluto di poveri, un’ecatombe di imprese e un aumento di tasse che neppure Monti ci aveva spremuto così tanto. Hai sfasciato l’assetto istituzionale lasciandoci senza una legge elettorale pronta all’uso, perché hai pensato solo ai fatti tuoi. Ci hai lasciato il governo più odiato degli ultimi 70 anni con un ministro degli esteri che stenta a parlare inglese, un ministro dell’istruzione che non ha neppure il diploma e dice di avere una laurea. Un sottosegretario, di fatto vicepremier, che come te aveva promesso di andarsene e invece è lì incollata alla poltrona: Maria Elena Bostik”.

Dall'”Avatar Gentiloni” a “Maria Elena Bostik”

E via così, recriminando e riperticando, in un lungo j’accuse informatico – dalla pressione fiscale alla beffa della fallita riforma costituzionale, dalla mancata occasione della legge elettorale alla debalce economica –  tutti i mali dell’esecutivo renziano  ampiamente rivisitati in queste due settimane post elettorali. Poi, senza tralasciare di menzionare l'”Avatar Gentiloni” e di riservare le immancabili stoccatine a “un partito che è una banca (chiedere per info ai piccoli azionisti Mps)”, l’ex comico genovese arriva alla sferzata finale: “Renzi, ancora tu, non mi sorprende lo sai. Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?”, chiosa ironico il leader M5S che, incurante dei guai tra le sue fila movimentiste, consiglia all’ex premier di accettare “uno dei lavori che ti hanno offerto”.