Giallo sui voti arrivati a Roma dall’estero: accuse dai Comitati del No

Un corpo elettorale di quasi 4 milioni di persone, circa 1500 seggi allestiti, un esercito di presidenti, scrutatori, rappresentanti di lista che hanno paralizzato per chilometri la via Tiberina. Dal primo pomeriggio, nel grande Centro polifunzionale della Protezione civile di Castelnuovo di Porto, pochi chilometri a nord di Roma, proseguono i lavori per le operazioni legate al voto dall’estero per il referendum costituzionale.

Le proteste del M5S e della sinistra italiana

Iniziati tra le polemiche: alcuni rappresentanti dei comitati del No’ in testa il M5s, hanno denunciato di essere stati esclusi per circa due ore dalle operazioni preliminari allo spoglio per degli errori formali “compiuti dalla Corte d’Appello”, e lasciati fuori dall’edificio: “I nostri nomi – ha affermato il consigliere regionale pentastellato del Lazio Davide Barillari – sono stati messi in una lista sbagliata. Per due ore hanno fatto quello che volevano. Nel periodo di tempo in cui non c’eravamo non sapremo mai cosa è accaduto”. “I seggi del voto degli italiani all’estero – ha rincarato la dose Sinistra italiana – hanno iniziato le operazioni senza la presenza dei rappresentanti dei promotori per il No, in aperta violazione della legge”.

La replica della Corte d’appello

Nel tardo pomeriggio la replica della Corte d’Appello: l’errore è “imputabile solamente ai presentatori della richiesta”, che al momento di presentarsi alle porte del ‘bunker’ di Castelnuovo avrebbero indicato una denominazione di comitato diversa da quella con la quale avevano presentato gli atti. E comunque si è provveduto “ad avviare i rappresentanti ai seggi in tempo per partecipare alle operazioni”. Non è escluso però che questo episodio possa avere un seguito polemico, se non legale: sempre secondo i rappresentanti pentastellati sarebbero arrivate delle schede elettorali “in cui si vedeva già il voto”.

I voti dall’estero contestati prima della chiusura dei seggi

Non sarebbe l’unico aspetto da chiarire: la senatrice di Sel Loredana De Petris ha sottolineato come la corrispondenza tra i ‘tagliandini’ corrispondenti alla tessera elettorale che arrivano assieme alle schede e l’elenco degli elettori venga verificata solo alla fine, “per cui se poi risulta un elettore che non è nella lista, come si decide quale scheda annullare?”.

Le rassicurazioni del Pd: è tutto regolare

“Tutto regolare, si sta lavorando tranquillamente: creare allarmismi è da incoscienti – sostiene invece Patrizia Prestipino, rappresentante per il Pd – non ci sono irregolarità. Ogni presidente può applicare la legge in modo più o meno rigido, non vedo malafede”. Nelle operazioni elettorali sono coinvolte centinaia di persone, in particolare giovani: si vedono lavorare dalle finestre che danno sui giganteschi padiglioni del Centro polifunzionale. Ovunque cartelli che indicano seggi e sezioni, davanti alle quali nel pomeriggio si assiepavano capannelli di volontari, spesso spaesati dall’imponenza della macchina organizzativa.

Denunciata anche l’assenza di scrutatori e di presidenti

Nel pomeriggio, secondo rappresentanti dei comitati, si sarebbero anche verificati problemi legati alla mancanza di presidenti e scrutatori, bloccando di fatto l’apertura di alcuni sacchi di schede provenienti dall’estero. Per fare fronte all’eventuale necessità di surroghe, a Castelnuovo sono arrivati un gran numero di dipendenti della Polizia municipale. Alle 23 inizierà lo spoglio.