Expo, nuovi indagati per la “Piastra”. La Procura chiese l’archiviazione

Ci sarebbero nuovi indagati nell’inchiesta milanese sulla “Piastra dei Servizi” di Expo, l’appalto più rilevante dell’Esposizione Universale.
E’ quanto risulta dalla richiesta di proroga delle indagini per 6 mesi avanzata al gip dalla Procura generale, che ha avocato l’inchiesta alla Procura nelle scorse settimane. Dall’atto, infatti, si parla di approfondimenti necessari anche alla luce di «nuove iscrizioni».
Al momento, non si sa chi siano le nuove persone iscritte nel registro degli indagati, anche perché non viene precisato nell’atto e perché potrebbero essere state effettuate iscrizioni senza informazioni di garanzia agli indagati.

La Procura tempo fa aveva iscritto nel registro degli indagati cinque persone: gli ex-manager Expo Angelo Paris e Antonio Acerbo, l’ex presidente della Mantovani spa Piergiorgio Baita e gli imprenditori Ottaviano ed Erasmo Cinque.

Nella richiesta di proroga delle indagini la Procura generale, però, chiedendo al gip Lucio Marcantonio (che oggi ha notificato la richiesta ad alcuni legali) l’ok ad indagare per altri sei mesi segnala che sono necessari ancora «approfondimenti» soprattutto alla luce del fatto che si è dovuto procedere a «nuove iscrizioni» e che sono necessarie ancora «audizioni».

Data la mole del materiale raccolto e gli approfondimenti che devono essere ancora effettuati, poi, il sostituto pg Felice Isnardi ha deciso di chiedere che gli vengano concessi altri 6 mesi per indagare. Il gip Andrea Ghinetti, a fine ottobre, non avendo accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura, aveva convocato le parti per la discussione della vicenda per poi decidere se archiviare o chiedere un supplemento di indagine o ordinare l’imputazione coatta.

Nel frattempo, però, la Procura generale ha avocato il fascicolo e ha ottenuto un mese di tempo per nuove indagini, termine poi scaduto.
Da qui la richiesta di proroga. Il fascicolo era stato al centro dello scontro tra l’ormai ex-procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati e l’ex-aggiunto Alfredo Robledo, il quale, su decisione del primo, nel 2014 era stato di fatto estromesso dagli interrogatori “centrali” dell’inchiesta.

L’indagine sull’appalto più rilevante di Expo, vinto dalla Mantovani grazie ad un ribasso del 42 per cento su una base d’asta di 272 milioni di euro, era partita nel 2012. Le accuse al centro dell’inchiesta sono turbativa d’asta e corruzione.