Der Spiegel rivela: le autorità tedesche sapevano dei falsi nomi usati da Amri

Via via che passano i giorni emergono nuovi, inquietanti particolari sulla figura del terrorista tunisino Anin Amri che, a quanto emerge da un articolo di Der Spiegel in uscita domani, utilizzava falsi nomi di cui le autorità tedesche sarebbero state a conoscenza, nonostante avessere lasciato credere a quello che sarebbe stato l’autore della strage di Berlino,  che il vero nome non fosse stato scoperto…

Spiegel, le autorità sapevano dei nomi falsi di Amri 

Dunque, «le autorità tedesche sapevano che Anis Amri utilizzava diverse identità»: a rivelarlo è Der Spiegel che, in un articolo in uscita domani, spiega passaggi e conlusioni di questa importante acquisizione. «Già nel 2015 alla procura di Berlino era stato aperto un fascicolo su Amri», aggiunge Der Spiegel, perché nel piazzale dell’ufficio immigrazione (Lageso), «cui si era registrato con il falso nome di Ahmad Zaghoul», aveva colpito con un pugno al volto un uomo della sicurezza. Il procedimento venne poi chiuso perché tale “Zaghoul” non si trovava più. Più tardi, poi, scrive ancora lo Spiegel, l’Ufficio federale per l’immigrazione (Bamf) gestì di proposito il caso Amri con il falso nome, per non pregiudicare le indagini. Quindi, a quanto si apprende dall’articolo che domani sarà in edicola con tutti i particolari del caso, nel marzo 2016, le autorità di sicurezza riunite nel Centro antiterrorismo chiesero a un funzionario del Bamf di lasciar credere ad Amir che il suo vero nome non fosse stato scoperto.

Ma gli lasciarono credere di non sospettare nulla…

«Quindi l’ufficio stranieri di Kleve rilasciò ad Amri un documento di proroga dell’espulsione (lo status di «tollerato») a nome Ahmed Almasri, riporta il servizio del settimanale che, in calce, non tralascia di menzionare il fatto che anche «la procura di Duisburg aveva aperto nell’aprile 2016 un procedimento penale per frode» nei confronti di Anis Amri, perché il tunisino «aveva ricevuto nel novembre 2015, per un breve periodo, prestazioni sociali». Gli elementi penalmente rilevanti, o comunque, sicuramente inquietantemente sospetti in capo al tunisino stragista c’erano già, insomma. Eccome…