Il declino dell’Italia nei numeri dell’Istat: «In calo nati e proprietari»

Che l’Italia non sia (più) un Paese per giovani è dato ormai ricorrente nella polemica politica. Ora, però, a certificarlo è l’Istat che nel suo Annuario per i 2016 traccia una fotografia complessiva a dir poco problematica del Belpaese: sale il livello d’istruzione (la pecentuale dei laureati è salita dal 12,7 al 13,1), ma diminuiscono (per il quinto anno consecutivo) gli iscritti al sistema scolastico, università compresa; a fronte di un 70 per cento dei nostri connazionali soddisfatto della propria condizione di salute, si accorcia la speranza di vita che passa da 80,3 a 80,1 anni per gli uomini e da 85,0 a 84,7 per le donne.

Istat: la Liguria è la regione più “vecchia”

Non a caso è cresciuto il numero dei morti (nel 2015 49.207 in più rispetto all’anno precedente); in chiaroscuro anche il tema della previdenza, settore in cui sono stati spesi 259,3 miliardi di euro, un esborso in «continua crescita nel tempo, ma con un rallentamento negli ultimi anni (dal +2,1 per cento del 2012 al +0,7  del 2015) a seguito delle manovre di contenimento della spesa pubblica». Restiamo un popolo di proprietari, ma anche qui la tenenza è al ribasso: cala (dall’81,5 per cento del 2014 all’81 del 2015) infatti sia il numero delle famiglie proprietarie dell’abitazione in cui vivono, sia quello dei nuclei con un mutuo in corso (il 19,3 per cento nel 2014 a fronte del 17,7 dell’anno sccessivo). Ma torniamo al dato demografico, sicuramente il più indicativo per capire lo stato di salute dell’Italia. I numeri forniti dall’Istat in proposito sono a dir poco allarmanti: al 31 dicembre 2015 ogni 100 giovani c’erano 161,4 over 65, rispetto ai 157,7 dell’anno precedente. Nell’invecchiamento della popolazione, in Europa, siamo secondi solo alla Germania. Sul territorio nazionale, i poli di questa tendenza sono da una lato la Liguria (246,5 anziani ogni 100 giovani) e dall’altro la Campania (117,3 per cento), la regione più giovane. Sempre in calo le nascite: nel 2016 i nati sono scesi sotto quota 500mila, a 485.780 unità. La differenza tra nascite e morti è stata pari a -161.791 unità, il che ha comportato un calo della popolazione residente che a fine 2015 si attestava a quota 60.665.551 persone.

Il deficit demografico svuota le scuole

Il deficit demografico non compensato dalla presenza di studenti immigrati è, secondo l’Istat, la causa del calo delle iscrizioni scolastiche: 34.426 in meno rispetto all’anno scolastico 2013/14. Il calo riguarda sia le scuole dell’infanzia (-26.845), le primarie (-6.575) e le secondarie di primo grado (-22.037), mentre invece aumentano gli iscritti alle scuole secondarie di secondo grado (+21.031). Prosegue il calo degli studenti che dopo il diploma scelgono di proseguire gli studi all’università, ma tra coloro che vanno avanti sono più numerose le femmine.