De Luca salva la poltrona e si difende: «Le fritturine? Era solo una battuta»

Con 32 no e 17 sì, il Consiglio regionale della Campania ha respinto la mozione di sfiducia presentata dal centrodestra nei confronti del presidente della Giunta regionale della Campania Vincenzo De Luca, presentata dalle opposizioni. Un voto scontato, data la solida maggioranza in consiglio, ma dall’importante valore politico dopo le gaffe delle scorse settimane, le offese a Rosi Bindi e le presunte promesse di “scambio” a suon di fritturine con i sindaci del territorio.

De Luca: la mia era solo una battuta goliardica

«Una campagna d’opinione su una battuta goliardica, roba che l’attentato alle Torri Gemelle ebbe meno paginate sui giornali. Vergognatevi, volete la paralisi della Campania». Il governatore della Campania ha replicato con veemenza alla mozione di sfiducia presentata dall’opposizione sulla scorta di quelle frasi dette all’hotel Ramada di Napoli (“solo ironia”, minimizza) nel corso di un appuntamento elettorale per il sì al referendum, in cui invitava i sindaci a darsi da fare per trovare voti. «È stata presentata una mozione di sfiducia – ha detto De Luca – con la motivazione del dubbio di un voto di scambio. Ricordo quello che ho detto in quella riunione di amministratori. In Italia si accetta tutto, ma non si perdona una battuta ironica, su cui si scatena una campagne d’opinione. Abbiamo avuto più attenzione mediatica per una battuta ironica che per l’attentato alle Torri Gemelle. Era una battuta goliardica».

I fatti di De Luca: cercavo di trasmettere entusiasmo

De Luca torna indietro nel tempo, a quel pomeriggio di novembre, e ricostruisce i fatti. «Siccome sentivo poco entusiasmo per il referendum, ho detto fate appello alla gente, magari offrendo una cena, un viaggio. Ma non vi vergognate? La Regione dovrebbe essere gettata nella paralisi per una battuta goliardica. Si è fatto appello ai sindaci per il porta a porta. E quale doveva essere l’appello di fronte a un referendum che non suscitava entusiasmo? Stiamo parlando di banalità. C’e’ da vergognarsi in Italia per aver trasformato una battuta per la quale si sorrideva al termine di una riunione in un problema di democrazia. Il vero voto di scambio – ha concluso – é quando si fanno nomine al termine della legislatura. Quello è voto di scambio», conclude il governatore.