Castellina e Capanna: gli ex comunisti bocciano il “compagno” Gentiloni

Da Luciana Castellina, vestale del comunismo italiano, a Mario Capanna, il guru del Sessantotto, va di moda intervistare i grandi vecchi della rivoluzione fallita sul “compagno Gentiloni”, cioè su quel frammento della sua biografia che ci porta alla militanza nel Pdup, alla vicinanza ai movimenti studenteschi.  Castellina è stata, tutto sommato, magnanima: “Paolo era bravo e sveglio, non so cosa gli sia capitato dopo”.

Capanna: Gentiloni? Come militante non me lo ricordo

Non così Mario Capanna, che a proposito della militanza giovanile dell’attuale premier incaricato è assai caustico: “Sì, entrò nelle nostre file, ma io non me ne accorsi. Gentiloni giovane – afferma intervistato dal Corriere – aveva la stessa cifra del Gentiloni di oggi. Un uomo che sta dietro le quinte, che non ha un grande carisma. Un amico di Morfeo”.

Il comizio con Veltroni 

Capanna, dopo avere ricordato un comizio fatto insieme con Gentiloni e con Veltroni a Roma, accusa in pratica il suo ex adepto di essere stato sempre un nobile, un discendente dei conti di Filottrano. Uno che ha tradito la sua classe per poi tornare all’ovile.  “E poi – conclude Capanna – Roma è corruttrice. Con i suoi salotti, i Chicco testa, i Realacci, i Rutelli. La Dc”.

E’ solo la politica però quella che Capanna demonizza, affibbiando, sia pur dopo anni e anni, a Paolo Gentiloni il marchio del traditore. La solita scorciatoia delle “sette” pseudorivoluzionarie per sentirsi parte della cerchia dei migliori mentre gli altri, i presunti traditori, magari sono solo un po’ cresciuti.