«Cile! Cile! Argentina…»: dieci anni fa moriva il generale Augusto Pinochet

…«l’Europa come l’America Latina!»: così terminava lo slogan diffuso tra i giovani del Fronte della Gioventù dal 1973 in poi. Non tutti nel Movimento Sociale erano d’accordo nel plaudire al golpe di Augusto Pinochet (del quale oggi ricorre il decennale della scomparsa) in Cile, tanto è vero che il partito non ebbe mai con lui alcun tipo di rapporto ufficiale, però è indubbio che quel gesto rappresentò una specie di liberazione per i giovani missini, che si sentivano stretti e perseguitati non solo dagli estermisti di sinistra, ma anche dalle istituzioni, dai partiti, dal governo, dai sindacati, dai mass media italiani. Il generale Pinochet sparigliava e irritava tutte quelle forze politiche e intellettuali che idolatravano Castro e Guevara e Mao Tse Tung da decenni, e questo non poteva che ispirare simpatia ai giovani missini. Anche perché – ci chiedevamo – perché Castro, Guevara e Mao – e prima Stalin e i suoi successori – possono massacrare, sterminare, deportare, perseguitare milioni di persone impunemente, anzi, applauditi e coccolati dall’establishment occidentale, e un generale che cerca di rimettere a posto l’economia viene condannato senza appello? Sembrava il solito doppiopesismo dei padroni del mondo, e così la destra cercò di capire le ragioni di quel golpe. Il terrorista mediorientale con la kefia poteva far saltare donne e bambini innocenti per il diritto alla libertà e all’autodeterminazione dei popoli, ma il Cile non poteva opporsi allo sfacelo economico e sociale. Era il problema dell’uso della forza l’argomento su cui facevano leva i progressisti, che però in altre circostanze l’avevano giustificato e incoraggiato. Non poteva funzionare così, la discrasia nel giudizio era troppo evidente e poi in America Latina erano decenni che i governi venivano fondati così, alzamienti e pronunciamienti erano all’ordine del giorno, altro che pentapartiti e archi costituzionali. Così la destra guardò con favore a Pinochet, all’uomo forte che sistemava le cose: insomma, sembrava più un Peròn che un generale argentino o messicano. In Sud e Centro america facevano così da sempre, e questo andrebbe considerato nel giudizio complessivo sull’operato di Augusto Pinochet. Tre anni dopo il golpe di Pinochet sarebbe venuto in Cambogia, anzi, in Kampuchea, Pol Pot, comunista sanguinario che avrebbe fatto impallidire non solo Pinochet ma anche Videla e tutti gli altri, con i suoi stermini. Eppure, anche in quell’occasione, nessuno condannò Pol Pot e gli khmer rossi, mentre si continuava a urlare contro “la dittatura cilena”. La realpolitik, però, spinse molti Paesi a riconoscere il Cile di Pinochet, tranne l’Italia e la Svezia, in Europa. cosa che ci costò una commessa stramiliardaria di navi, commessa che intascò la Gran Bretagna, il cui premier Margaret Thatcher ebbe invece sempre un ottimo rapporto con il generale Pinochet. Come il Vaticano d’altronde.

Il Cile accolse il golpe come una liberazione

Vediamo come maturò il golpe. Già dagli anni Sessanta il Cile non versava in condizioni economiche floride: Salvador Allende, socialista, fu eletto presidente nel 1970 con il 37 per cento dei consensi, e immediatamente tentò di attuare una serie di riforme per risollevare dall’abisso l’economia cilena. Disse chiaramente, e lo dimostrò, che voleva creare una via cilena al socialismo, ma i suoi provvedimenti aggravarono la situazione, complice la crisi del prezzo internazionale del rame, maggiore risorsa del Paese. Gli aiuti che giungevano annualmente dagli Stati Uniti non bastavano più, e i gruppi terroristi marxisti, pur avendo appoggiato Allende, ricominciarono a colpire indiscrimanatamente nel Paese. Non è esagerato affermare che i socialisti portarono il Cile alla fame: ci fu lo sciopero dei minatori, dei camionisti, degli operati, degli studenti, tutte categorie più di sinistra che di destra. Si era letteralmente alla fame, e per giorni e notti le donne cilene cacerolazos protestarono pacificamente quanto rumorosamente con le loro casseruole vuote. Verso la fine del 1971, poi, Allende invitò in Cile Fidel Castro. Il dittatore cubano si trattenne circa un mese, visitando tutta la nazione. Evidentemente Allende e compagni volevano mettere il Cile sulla stessa strada di Cuba. La cosa allarmò la popolazione, e certo anche gli americani, e le manifestazioni antigovernative si intensificarono. Nel 1973, a giugno, ci fu un tentato colpo di Stato da parte miliatare, che però fallì. I marxisti oltranzisti cileni stavano preparano un golpe, con il supporto logistico ed economico di Cuba e dell’Unione Sovietica. A quel punto, Allende nominò il generale Pinochet nuovo comandante dell’Esercito del Cile. Nell’agosto 1973 la camera dei deputati accusò Allende di atti incostituzionali, invitando i militari a rimettere ordine nel Paese. Il parlamento accusava Allende di reprimere gli scioperi, di voler accentrare sempre più poteri sulla sua persona, di non sottostare a qualsiasi tipo di controllo costituzionale, di utilizzare i media per il suo tornaconto, e così via. Si era sull’orlo della gueera civile, come riconobbe in seguito lo stesso democristiano Patricio Ailwyn, che fu presidente dopo Pinochet: il regime socialista aveva fallito, e si apprestava a un autogolpe per instaurare una dittatura comunista con la forza. E Allende lo sapeva. I militari, pur di evitare una guerra intestina sanguinosa, decisero di prendere il potere e coinvolsero anche Pinochet, sebbene solo alla fine. L’11 settembre 1973 l’esercito cinse d’assedio la Moneda, il palazzo presidenziale conquistando il potere in poche ore. Lo stesso Allende, che non aveva voluto allontanarsi con i suoi familiari, come gli era stato offerto, morì nel corso degli scontri armati. La tesi più accreditata è che si sia ucciso con l’Ak-47 che gli aveva regalato personalmente Fidel Castro, al quale Allende aveva voluto far pervenire un messaggio proprie nelle ultime ore. Anche il suo medico testimoniò di averlo visto suicidarsi. Così come è acclarato che gli Usa appoggiarono da subito Pinochet e la sua giunta. Si insediò la Junta militar, della quale faceva parte anche Pinochet, che in seguito divenne presidente del Cile. Quello che è certo, è che in quel momento la stragrande maggioranza della popolazione cilena accolse il golpe di Pinochet con un sospiro di sollievo. Poi i Chicago boys, un gruppo di economisti Usa discepoli di  Milton Friedman e lo stesso Pinochet risollevarono la situazione economica. Poi seguirono le ovvie repressioni dei regimi militari, ovvie soprattutto se dell’America Latina. Ma, ribadiamo, la sinistra internazionale che controllava – e controlla – i mass media, scatenò una campagna stampa contro il Cile, mentre stette assolutamente zitta nel caso di Pol Pot, così come era stata zitta nelle sanguinose invasioni e repressioni di Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria da parte dell’Urss. Dopo 15 anni di governo, Pinochet decise di sottoporre un referendum costituzionale alla popolazione che gli garantisse altri anni di potere, la i cileni lo s respinsero con il 55 per cento dei consensi. Così, Pinochet, il sanguinario dittatore golpista, bestia nera di tutte le sinistr einternazionali, lasciò spontaneamente la presidenza e restituì il Cile alle libere elezioni e a un nuovo presidente. C’è qualche altro dittatore comunista che abbia mai fatto un gesto del genere?