Capodanno amaro per la Raggi. Tutti contro di lei: «Non è adeguata»

Ma sì, le stelline potranno essere accese dai bambini per festegguare il 2017. I piccoli potranno respirare quell’atmosfera particolare che hanno provato tutti. E che ha dato gioia, tra un brindisi e l’altro. Perché il Capodanno è come il Natale, la loro festa. Per la Raggi un altro schiaffo, stavolta  del Tar. E piovono ironie sulla “sindaca” che non ne indovina una. E che riesce a far rimpiangere persino Ignazio Marino.

La Raggi silurata pure a Capodanno

«La giunta Raggi è stata silurata anche dal Tar», dice Fabrizio Ghera, capogruppo di FdI.  «Dopo il ricorso dell’Anisp, l’associazione che raccoglie produttori e rivenditori di fuochi, ha bocciato l’ordinanza del sindaco. Assurdo il divieto di qualsiasi genere di fuoco pirotecnico compresi i semplici giochi luminosi autorizzati. Si vietavano anche le girandole che utilizzano ad esempio i bambini».

La città paga l’incapacità dei Cinquestelle

«Peraltro, va sottolineato che i fuochi legali non creano incidenti», aggiunge Ghera. «L’ordinanza, così come strutturata dall’ amministrazione capitolina, rischiava di favorire le organizzazioni criminali». Sono quelle, infatti, che commercializzano prodotti pericolosi. «La Raggi non ne azzecca una. L’incapacità a profusione dei grillini dopo aver messo ko la città penalizza anche questo settore, già penalizzato dalla flessione di arrivi nella Capitale dopo il flop del Capodanno targato 5 Stelle. Insomma, con un sindaco bocciato anche dal Tar per i grillini si prevede un fine anno col botto».

Il popolo del web contro la sindaca

Proprio sul web, il “territorio” dei grillini, si scatena la rabbia dei romani. «Peggio della Raggi non c’è nessuno», uno dei commenti più gettonati. «È incapace, non sa amministrare». «Non è adeguata». E spuntano vignette ironiche ovunque. La sindaca raffigurata con le girandole di Capodanno. Il palco del concertone desolatamente vuoto con lei in lacrime. E soprattutto il fotomontaggio con lo striscione sotto il Campidoglio: «Dimettiti».